[358.] Mimica empito, dice Abulfeda, erat haec, et mira donatio; quandoquidem Othman, ejus nomine nummos ex aerario prius ablatos aerario praestabat (Ann. mosl. p. 78). Elmacino (nella sua oscura versione pag. 39) riporta, per quel che pare, questo medesimo raggiro. Quando gli Arabi assediarono il palazzo di Othmano, fu questa una delle principali incolpazioni allegate.

[359.] Επεστρατευσαν Σαρακηνοι την Αφρικην, και συμβαλοντες τω τυραννω Γρηγοριω τουτον τρεπουσι και τους συν αυτω κτεινουσι και στοικησαντες φορους μετα των Αφρων υπεστρεφαν. Guerreggiarono i Saraceni in Affrica, e venuti a conflitto col tiranno Gregorio lo batterono, e con lui uccisero i suoi compagni, e dopo avere segnato il tributo sugli Affricani si ritirarono. (Teofane, Chronograph., p. 285, ediz. di Parigi). La sua cronologia è incerta ed inesatta.

[360.] Teofane (in Chronogr., p. 293) riferisce le voci vaghe che andavano arrivando a Costantinopoli sulle conquiste degli Arabi all'occidente; e Paolo Warnefrido, diacono d'Aquileia (De gest. Langobard., l. V, c. 13), ci avvisa che a quei giorni mandarono un'armata navale da Alessandria nei mari di Sicilia e dell'Affrica.

[361.] V. Novairi (apud Otter, p. 118), Leone l'Affricano (fol. 81 retro), che conta solo cinque città ed infiniti casali; Marmol (Descript. de l'Afrique, t. III, pag. 33) e Shaw (Voyages, p. 57-65-68).

[362.] Leone l'Affricano, fol. 58; Marmol t. II, p. 415; Shaw pag. 43.

[363.] Leone l'Affricano, fol. 52; Marmol t. II, p. 228.

[364.] Regio ignobilis, et vix quicquam illustre sortita, parvis oppidis habitatur, parva flumina emittit, solo quam viris melior et segnitie gentis obscura. (Pomponio Mela, I, 5, III, 10.). Mela è tanto più degno di credenza in quanto che i suoi Maggiori, oriundi della Fenicia, aveano lasciata la Tingitania per traslocarsi in Ispagna. (V. in II, 6, un passo di questo geografo, messo a crudel tortura dal Salmasio, da Isacco Vossio, e da Giacomo Gronovio, il più violento dei critici). Viveva egli nel tempo che questo paese fu interamente soggiogato dall'imperatore Claudio; eppure, trent'anni dopo, Plinio (Hist. nat., V, 1) si lagna di quegli autori troppo indolenti per indagare quella provincia selvaggia e rimota, e troppo orgogliosi nel confessare la loro ignoranza.

[365.] Aveano gli uomini a Roma la smania del legname di cederno, come le donne quella delle perle. Una tavola rotonda di quattro o cinque piedi di diametro, si vendeva al prezzo d'un ricco podere (Latefundii taxatione), cioè per otto, dieci o dodicimila lire sterline. (Plinio Hist. nat., XIII, 29). So bene che non va confuso il citrus coll'albero che dà il frutto dagli antichi appellato citrum; ma non sono abbastanza dotto in botanica per caratterizzare il primo, che somiglia al cipresso dei boschi, col nome volgare o con quello che gli assegna Linneo, e non deciderò nemmeno se il citrum sia l'arancio o il limone. Pare che il Salmasio abbia esausta questa materia; ma troppo spesso si intrica nelle file confuse d'una mal ordinata erudizione (Plinian. Exercit., t. II, p. 666 ec.).

[366.] Leone l'Affricano fol. 16 retro; Marmol, (t. II, p. 28). Trattasi spesso di questa provincia, che fu il primo teatro delle glorie e della grandezza dei Sceriffi, nella curiosa storia di questa dinastia registrata in fine del terzo volume della descrizione dell'Affrica del Marmol. Il terzo volume delle Ricerche storiche sui Mori, pubblicata recentemente a Parigi, spande molta luce sulla storia e la geografia dei regni di Fez, e di Marocco.

[367.] Otter (pag. 119) ha messa tutta l'enfasi del fanatismo a questa esclamazione che il Cardonne (p. 37) ha mitigata, e che sotto la sua penna non indica il pio pensiero di predicare il Corano. Eppure aveano l'uno e l'altro davanti il testo di Novairi.