[427.] Circa la metà del decimo secolo l'intrepido inviato dell'imperadore Ottone primo rinfacciò al clero di Cordova questa colpevole condiscendenza (Vit. Johann. Gorz, in sec. Benedict. V, n. 115, apud Fleury, Hist. eccles., t. XII, pag. 91).

[428.] Pagi, Critica, t. IV, A. D. 1149 n. 8, 9. Egli osserva giustamente che quando Siviglia fu ripresa da Ferdinando di Castiglia non vi si trovarono altri cristiani fuorchè i prigionieri, e che la descrizione delle chiese mozarabiche dell'Affrica e della Spagna, datane da Giacomo di Vitry, A. D. 1218 (Hist. Hieros., c. 80, pag. 1095, in gestis Dei per Francos) fu tolta da un libro più antico, e soggiugne che la data dell'Egira 677 (A. D. 1278) debbe applicarsi alla copia, e non all'originale d'un Trattato di giurisprudenza in cui si espongono i dritti civili de' cristiani di Cordova (Bibl. arab.-hisp., t. I, pag. 47), e che i Giudei erano i soli dissidenti che da Abul-Waled, re di Granata (A. D. 1313), potessero essere perseguitati o tollerati (t. II, p. 288).

[429.] Renaudot, Hist. patriar. Alex., p. 288. Se avesse potuto Leone Affricano, prigioniero in Roma, scoprire il menomo avanzo di cristianesimo nell'Affrica, non avrebbe lasciato di dirlo per far la corte al Papa.

[430.] Absit (diceano i cattolici al Visir di Bagdad) ut pari loco habeas Nestorianos, quorum praeter Arabas nullus alius rex est, et Graecos quorum reges amovendo Arabibus bello non desistunt, etc. V. nelle Raccolte d'Assemani (Bibl. orient., t. IV, p. 94-101) lo stato dei Nestoriani sotto i Califfi. Nella dissertazione preliminare del secondo volume d'Assemani viene esposto più concisamente quello dei Giacobiti.

[431.] Eutych., Annal., t. II, pag. 384, 387, 388; Renaudot Hist. patr. Alex., p. 205, 206, 257, 332. Il primo di quei patriarchi Greci poteva essere men fedele agli imperatori e men sospetto agli Arabi, professando in qualche punto l'eresia dei Monoteliti.

[432.] Motadhed, che regnò dall'A. D. 892 sino al 902. Conservavano tuttavia i Magi il lor nome e il grado fra le religioni dell'impero (Assem., Bibl. orient. t. IV, p. 97).

[433.] Narra Reland le angarie messe dalla legge e dalla giurisprudenza musulmana sopra i cristiani (Dissert., tom. III, p. 16-29). Eutichio (Annal., t. II, p. 448) e il d'Herbelot (Bibl. orient., pag. 640) accennano gli ordini tirannici del Califfo Motawakkel (A. D. 847-861), i quali sono ancora in vigore. Il greco Teofane racconta, e probabilmente esagera, una persecuzione del Califfo Omar II (Chron., p. 334).

[434.] S. Eulogio, che fu pure una delle vittime, celebra e giustifica i martiri di Cordova (A. D. 850 ec.). Un sinodo convocato dal Califfo censurò in modo equivoco la lor temerità. Il saggio Fleury, usando la solita moderazione, non può accordare la lor condotta colla disciplina dell'antichità: «Pure l'autorità della chiesa ec.». (Fleury, Hist. eccles., t. X, p. 415-522, e particolarmente p. 451-508, 509). Gli atti autentici di questo sinodo spandono una viva luce, benchè passeggera, sullo stato della chiesa di Spagna nel nono secolo.

[435.] V. l'articolo Eslamiah (noi diciamo cristianità) nella Bibliothèque orientale (p. 325). Questa carta dei paesi soggetti alla religion musulmana è attribuita all'anno dell'Egira 885 (A. D. 995), ed è di Ebn-Alwardi. Le perdite sofferte dal Maomettismo in Ispagna da quel tempo in poi, si sono bilanciate coi conquisti nell'Indie, nella Tartaria e nella Turchia europea.

[436.] Nel collegio della Mecca s'insegna come lingua morta l'arabo del Corano. Il viaggiator Danese paragona questo antico idioma al latino; la lingua volgare dell'Hejaz e dell'Yemen all'italiano, e i dialetti arabi della Sorìa e dell'Egitto e dell'Affrica ec. al provenzale, allo spagnuolo, e al portoghese (Niebuhr, Descript. de l'Arabie, p. 74 ec.).