[525.] Uno dei più eminenti personaggi di Roma (Graziano, magister militum et romani palatii superista) fu accusato per aver detto: Quia Franci nihil nobis boni faciunt, neque adjutorium praebent, sed magis quae nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus Graecos et cum eis faedus pacis componentes Francorum regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus? (Anastasio in Leone IV, p. 199).
[526.] Il Voltaire (Hist. générale, t. II, c. 38, p. 124) pare molto colpito dal carattere di Leone IV. Ho usato le sue frasi generali, ma la veduta del Foro mi ha fornito un'immagine più esatta e più viva.
[527.] De Guignes (Hist. génér. des Huns, t. I, pag. 363, 364), Cardonne (Hist. de l'Afrique et de l'Espagne, sotto il dominio degli Arabi, t. II, pag. 24, 25). Questi scrittori non van d'accordo intorno alla successione degli Aglabiti, nè a me basta l'animo di conciliarli.
[528.] Beretti (Chronogr. Ital. med. aevi, p. 106-108) ci ha dato schiarimenti sulla città di Centumcellae, di Leopoli, della città Leonina e delle altre del ducato di Roma.
[529.] Gli Arabi e i Greci tacciono egualmente in proposito dell'invasion di Roma, fatta dagli Affricani. Le cronache latine non ci istruiscono abbastanza (V. gli Annali del Baronio e del Pagi). Anastasio, bibliotecario della chiesa Romana, istorico contemporaneo, è la guida autentica che abbiam seguìta per la storia de' Papi del nono secolo. La sua vita di Leon IV contiene ventiquattro pagine (p. 175-199 ediz. di Parigi): e se comprende in gran parte minuzie superstiziose, dobbiamo biasimare e lodare ad un tempo il suo eroe, perchè più spesso è stato in chiesa che al campo.
[530.] Questo numero d'otto fu applicato a diverse circostanze della vita di Motassem. Era egli l'ottavo degli Abbassidi, e regnò otto anni, otto mesi, e otto giorni; lasciò morendo otto figli, otto figlie, otto mila schiavi, e otto milioni d'oro.
[531.] Rare volte parlano i Geografi antichi di Amorio, e gli itinerari romani l'hanno dimenticato del tutto. Dopo il sesto secolo divenne sede episcopale, e poi metropoli della nuova Galazia (Carlo di Saint-Paul, Geograph. sacra, pag. 234). Questa città è risorta dalle sue rovine se si legge Amuria invece di Anguria, nel testo del geografo di Nubia (p. 236).
[532.] Era chiamato in Oriente Δυστυχης sciagurato (Continuator Theoph. l. III, p. 84). Ma tanta era l'ignoranza dei popoli d'occidente, che non vergognarono i loro ambasciadori di parlare in un'arringa pubblica de victoriis quas adversus exteras bellando gentes coelitus fuerat assecutus (Annal. Bertinian., apud Pagi, t. III, p. 720).
[533.] Abulfaragio (Dynast., p. 167, 168) riferisce uno di quei cambi singolari che si fece sul ponte del Lamo in Cilicia, confine dei due imperi, lontano una giornata all'occidente di Tarso ( d'Anville, Geogr. ancien., t. II, p. 91). Quattromila quattrocentosessanta Musulmani, ottocento donne e fanciulli, e cento alleati furono cambiati con egual numero di Greci. Passarono gli uni davanti agli altri a mezzo il ponte, e quando da ambe le parti furon giunti ai lor concittadini esclamarono Allah Acbar e Kyrie eleison! È probabile che allora si facesse il cambio del maggior numero de' prigionieri di Amorio; ma lo stesso anno (A. E. 231) i più illustri di loro, indicati colle denominazioni di quarantadue martiri, furon decapitati per ordine del Califfo.
[534.] Costantino Porfirogenita in vit. Basil. c. 61, pag. 186. È vero che que' Saracini, come corsari e rinnegati, furono puniti con un rigor particolare.