[545.] La storia originale e la version latina di Mirchond trattano della dinastia dei Thaeriti e dei Suffaridi, non che del principio di quella dei Samanidi; ma l'instancabile d'Herbelot ne avea già attinti i fatti più importanti.

[546.] Il signor de-Guignes (Hist. des Huns, t. III, p. 124-154) ha esausto quanto si riferisce ai Tulonidi ed agli Iksiditi dell'Egitto, ed ha sparsa gran luce sulle notizie degli Hamadaniti e dei Carmatii.

[547.] Hic est ultimus chalifah qui multum atque saepius pro concione perorarit.... fuit etiam ultimus qui otium cum eruditis et facetis hominibus fallere hilariterque agere soleret. Ultimus tandem chalifarum cui sumptus, stipendia, redditus, et thesauri, culinae, caeteraque omnis aulica pompa priorum chalifarum ad instar comparata fuerint. Videbimus enim paulo post quam indignis et servilibus ludibriis exagitati, quam ad humilem fortunam, ultimumque contemptum abjecti fuerint hi quondam potentissimi totius terrarum Orientalium orbis domini. (Abulfeda, Annal, moslem., p. 261.) Ho riferito questo passo per indicare la maniera e lo stile d'Abulfeda: ma le frasi latine son veramente del Reiske. Lo storico Arabo (p. 255, 257, 260, 261, 269. 283 ec.) mi ha somministrato i fatti più interessanti di questo paragrafo.

[548.] In pari occasione, aveva mostrato il lor maestro più moderazione e tolleranza. Ahmed-Ebn-Hanbal, Capo d'una delle quattro Sette ortodosse, nacque a Bagdad A. E. 164, e vi morì A. E. 241. Contrastò ed ebbe a soffrire assai nella disputa concernente la creazione del Corano.

[549.] All'impiego di Visir era stato sostituito quello di Emir-Al-Omra (imperator imperatorum), titolo dapprima istituito da Rhadi, che poi passò ai Bowidi ed ai Sel-jukidi, vectigalibus, et tributis et curiis per omnes regiones praefecit, jussitque in omnibus suggestis nominis ejus in concionibus mentionem fieri. (Abulfaragio Dynast., p. 199). Elmacin (p. 254, 255) ne fa pure menzione.

[550.] Luitprando, il cui carattere irascibile era inasprito dalle disgrazie del suo stato, accenna soprannomi di rimprovero e di disprezzo che, più dei titoli vani immaginati dai Greci, convengono a Niceforo: Ecce venit stella matutina, surgit Eous, reverberat obtutu solis radios, pallida Saracenorum mors, Nicephorus μεδων regnante.

[551.] Non ostante l'insinuazione di Zonara και ει μη se non ec. (t. II, l. XVI, p. 197), è cosa sicura che Niceforo Foca soggiogò totalmente e definitivamente Creta (Pagi critica, t. III, p. 873-875; Meursio, Creta, l. III, c. 7; t. III, p. 464, 465).

[552.] S'è scoperta nella Biblioteca degli Sforza una vita greca di S. Nicone Armeno, che il gesuita Sirmondo tradusse in latino per uso del cardinal Baronio. Questa leggenda contemporanea getta un po' di chiarore sullo stato di Creta, e del Peloponneso nel decimo secolo. S. Nicone trovò l'isola nuovamente congiunta all'impero dei Greci: faedis detestandae Agarenorum superstitionis vestigiis adhuc plenam ac refertam.... Ma il missionario vittorioso, forse con qualche soccorso terrestre, ad baptismum omnes veraeque fidei disciplinam pepulit. Ecclesiis per totam insulam aedificatis, ec. (Annal. eccles., A. D. 961).

[553.] Elmacin (Hist. Saracen., p. 278, 279). Luitprando era propenso a disprezzare la potenza de' Greci, ma confessa che Niceforo marciò contro gli Assiri con un esercito d'ottantamila uomini.

[554.] Ducenta fere millia hominum numerabat urbs (Abulfeda, Annal. moslem., p. 231) di Mopsuestia o Masifa, Mampsysta, Mansista, Mamista, come si chiama nella età di mezzo corrottamente, o forse più esattamente secondo Vesseling (Itiner. p. 580). Non posso credere a tanta popolazione di Mopsoesto pochi anni dopo la testimonianza dell'Imp. Leone ου γαρ πολυπληθια σρατου τοις Κιλιξι βαρβαροις εστιν poichè i Cilici barbari non hanno esercito numeroso (Tactica, c. 18, in Meursii Oper., t. VI, p. 817).