[555.] I nomi corrotti di Emeta e di Myctarsin accennano nel testo di Leone Diacono le città di Amida e di Martiropoli (Miafarekin, V. Abulfeda, Géograph. p. 245, vers. Reiske). Leone parlando della prima dice, urbs munita et illustris, e della seconda, clara atque conspicua opibusque et pecore, reliquis ejus, provinciis, urbibus, atque oppidis longe praestans.

[556.] Ut et Ecbatana pergeret Agarenorumque regiam everteret.... aiunt enim urbium quae usquam sunt ac toto orba existunt felicissimam esse auroque ditissimam. (Leone Diacono apud Pagi t. IV, p. 34). Questa magnifica descrizione non si confà che a Bagdad, e non è applicabile nè ad Hamadan (la vera Ecbatana, d'Anville, Géograph. ancienne, t. II, p. 237) nè a Tauris, che per lo più si confonde con questa città. Cicerone (pro lege Manilia, c. 4), dà il nome d'Ecbatana nello stesso senso indefinito alla residenza reale di Mitridate re di Ponto.

[557.] V. gli Annali d'Elmacin, Abulfaragio, e Abulfeda dopo l'A. E. 351, sino all'A. E. 361, e i regni di Niceforo Foca e di Giovanni Zimiscè, nelle cronache di Zonara (t. II, l. XVI pag. 199; l. XVII, pag. 215) e Cedreno (Compend. p. 649-684). Le tante ommissioni che si trovano in questi autori sono supplite in parte dalla storia manoscritta di Leone Diacono, che il Pagi ottenne dai Benedettini, e che inserì quasi intieramente in una versione latina (Critica, t. III, p. 873, l. IV, p. 37).

[558.] Claudiano spiega con eleganza il senso dell'epiteto Πορφυρογενητος, porfirogeneta, ossia nato nella porpora.

Ardua privatos nescit fortuna Penates;

Et regnum cum luce dedit. Cognata potestas

Excepit Tyrio venerabile pignus in ostro.

E il Ducange, nel suo Glossario greco e latino, riferisce molti passi che esprimono lo stesso pensiero.

[559.] Un superbo manoscritto di Costantino (De Caeremoniis aulae et ecclesiae Byzantinae), fu trasportato da Costantinopoli a Buda, a Francfort e a Lipsia, ove dal Leich, e dal Reiske ne fu fatta una magnifica edizione (A. D. 1751, in-folio), accompagnata da quegli elogi che non mancano mai gli editori di prodigalizzare al subbietto delle loro fatiche qualunque ne sia il merito.

[560.] V. nel primo volume dell'Imperium orientale del Banduri, Costantinus de Thematibus, p. 1-24; De administrando imperio p. 45-127, ediz. di Venezia. Il testo dell'antica edizion di Meursio vi è corretto sopra un manoscritto della biblioteca reale di Parigi di già conosciuto da Isacco Casaubono (Epist. ad Polybium 10), e spiegato da due carte di Guglielmo Delisle, il primo dei Geografi anteriori al d'Anville.