[644.] Il decimo ottavo capitolo, che tratta della tattica delle varie nazioni, è il più storico ed il più utile di tutta l'Opera di Leone. Non avea che troppe occasioni l'imperator Romano di studiare i costumi e le armi de' Saracini (Tactique p. 809-817, e un frammento d'un manoscritto della biblioteca Medicea, che si trova nella prefazione del sesto volume del Meursio).
[645.] Παντος δε παι κακου εργου τον Θεον αιτιον υποτιθενται και πολεμοις χαιρειν λεγουσι τον Θεον τον διασκορπιζουντα εθνη τα τους πολεμους θελοντα. Suppongono che Iddio sia l'autore d'ogni azione, anche cattiva, e dicono che si compiace della guerra quel Dio che disperde le nazioni che voglion la guerra (Leone, Tactique p. 809).
[646.] Luitprando (p. 484, 486) riferisce e spiega gli oracoli de' Greci e de' Saracini, dove, secondo l'uso della profezia, il passato è chiaro ed istorico, e l'avvenire oscuro, enimmatico ed inesatto. Secondo questa linea di demarcazione tra la luce e l'ombra, si può per lo più determinar l'epoca di ognuno di quegli oracoli.
[647.] Si riscontra la sostanza di questa riflessione in Abulfaragio (Dynast., p. 2, 62, 101); ma non mi sovviene dove io l'abbia trovata nella forma di questa spiritosa sentenza.
[648.] Ex Francis, quo nomine tam Latinos quam Teutones comprehendit, ludum habuit (Luitprand., in Legat. ad imp. Nicephor., p. 483, 484). L'ampiezza data poi a questa denominazione è confermata da Costantino (De administr. imp., l. II, c. 27, 28), e da Eutichio (Annal., t. I, p. 55, 56) che vissero tutti e due prima delle Crociate. Le testimonianze d'Abulfaragio (Dyn., p. 69) e d'Abulfeda (Praefat. ad Geogr.) sono le più recenti.
[649.] Si può consultare utilmente su questo articolo di disciplina ecclesiastica e beneficiaria, il padre Tomassino (t. III, l. I, c. 40, 45, 46, 47). Una legge di Carlomagno esentava i vescovi dal servigio personale; ma l'uso contrario, che prevalse dal nono al decimoquinto secolo, è confermato dall'esempio o dal silenzio de' Santi e dei dottori... «Voi giustificate coi sacri canoni la vostra poltroneria, dice Ratario di Verona; ma i canoni vi proibiscono anche l'incontinenza, eppure......»
[650.] L'imperator Leone ha esposto imparzialmente, nel decimo ottavo capitolo della sua Tattica, i vizi e le qualità militari dei Franchi, (che Meursio traduce in modo ridicolo col vocabolo Galli), e dei Lombardi o Longobardi. V. pure la ventesimasesta dissertazione del Muratori, De antiquitatibus Italiae medii aevi.
[651.] Domini tui milites (diceva l'orgoglioso Niceforo) equitandi ignari, pedestris pugnae sunt inscii: scutorum magnitudo, ensium longitudo, galearumque pondus neutra parte pugnare eos sinit; ac subridens, impedit, inquit, et eos gastrimargia, hoc est ventris ingluvies, etc. (Luitprando, in Legat. p. 480, 481).
[652.] In Saxonia certe scio.... decentius ensibus pugnare quam calamis, et prius mortem obire quam hostibus terga dare (Luitprando, p. 482).
[653.] φθαγ οι τοιυν και Λογιβαθδοι λογον ελευθεριας περι πολλου ποιουνται, αλλ’ οι οι μεν Λογιβαθδοι το πλεον της τοιαυτης αθετης νυν απωλεσαν. I Franchi per altro, e i Longobardi sovente fan parola di libertà; ma i Longobardi ora hanno perduto il più di questa virtù. (Leone, Tactiq., c. 18, p. 805). L'imperatore Leone morì, A. D. 911. Un poema istorico che finisce nel 916, e che sembra composto nel 940 da un Veneziano, così parla dei costumi d'Italia e di Francia.