NOTE:

[1.] Abbiamo già detto altrove, e lo ripetiamo, che la Teologia ci dice non essere i misterj del Cristianesimo contrarj alla ragione, ma soltanto superiori alla ragione. Bisogna poi convenire, che la carità, fondamento della parte morale del Cristianesimo, è stata dalle fierissime controversie teologiche non solo violata, ma mutata in odj, in persecuzioni crudeli, in orribili stragi che si rinovarono fra' cristiani per una successione di secoli. (Nota di N. N.)

[2.] La Casa imperiale d'Isauria proscrisse il culto delle Immagini; noi abbiamo già scritto, spiegandolo, una lunga nota al T. IX. (Nota di N. N.)

[3.] Un teologo troverebbe più conveniente il dire, che il Cristianesimo aveva prevalso al Politeismo, ed al Giudaismo, e che le decisioni de' sei primi Concilj generali, sostenute dalla forza dei cattolici imperatori greci, avevano punito severamente, e condannate al silenzio le opinioni erronee, che, nate fra' cristiani stessi, avevano formato moltissime Sette cristiane, e ne vennero reciproche, e crudeli persecuzioni. (Nota di N. N.)

[4.] Potevasi moderare questa forte espressione, e sebbene le persecuzioni che si fecero fra loro i Cristiani ortodossi, ed eterodossi, per le loro contrarie opinioni in Teologia dogmatica sieno state lunghe, feroci, e sanguinose, posto che oggidì i saggi, illuminati Governi, provvidamente più non permettono, per le passate terribili esperienze, che avvengano simili pubblici disastri, potevansi coprire d'un velo i moltissimi fatti storici, che provano a che grado di furiosa crudeltà possa giungere l'entusiasmo, ed il fanatismo de' popoli rozzi, nelle controversie di religione. (Nota di N. N.)

[5.] Il dotto Mosheim coll'imparzialità e buona fede, solite in lui, esamina gli errori e le virtù de' Paoliziani (Hist. eccles. seculum IX, p. 311, ec.) desumendo i fatti da Fozio (contra Manichaeos, l. I), e da Pietro il Siciliano (Hist. Manichaeorum). La prima delle ridette opere non mi è venuta fra le mani: ho letta la seconda, che d'ordinario il Mosheim ha preferita, valendomi di una versione latina inserita nella Maxima Bibliotheca Patrum (t. XVI, p. 754-764), Edizione del Gesuita Radero (Ingolstadt, 1064, in 4).

[6.] Nei giorni di Teodoreto, la diocesi di Cirro nella Sorìa contenea ottocento villaggi; due de' quali abitati dagli Ariani, e dagli Eunomj, otto dai Marcioniti, che quell'operoso vescovo unì alla Chiesa cattolica (Dupin, Biblioth. eccles. t. IV, p. 81, 82).

[7.] Nobis profanis ista (sacra Evangelia) legere non licet, sed sacerdotibus duntaxat; fu questo il primo scrupolo di un cattolico cui veniva consigliato legger la Bibbia (Pietro il Siciliano, p. 761).

[8.] L'opinione de' Paoliziani che ricusavano di ammettere la seconda Epistola di S. Pietro, trova appoggio nell'autorità di alcuni rispettabilissimi scrittori tanto antichi quanto moderni (V. Wetstein, ad loc. Simon, Hist. crit. du Nouveau Testament, c. 17). I Paoliziani ricusavano ancora l'Apocalisse; (Pietro il Sic., p. 736). Dal vedere che i contemporanei non ne apposero ad essi un delitto, potrebbe quasi dedursi che i Greci del nono secolo non facessero gran caso delle rivelazioni.

[9.] Una tale contesa, che alla malignità di Porfirio non isfuggì, suppone errore o passione nell'uno e nell'altro de' due appostoli, o forse anche in entrambi. S. Grisostomo, S. Gerolamo ed Erasmo, la suppongono una lite finta, un pietoso artifizio ideato per istruire i Gentili, e per correggere gli Ebrei (Middleton's Works, vol. II, p. 1-20).