[110.] V. Baronio (Annal. Eccles. A. D. 929, n. 2, t. 5), Luitprando (l. IV, c. 12); Sigeberto, e gli Atti di S. Gerardo, testimonj di fede degnissimi, parlano della lancia di Gesù Cristo; ma quanto ho detto delle altre reliquie, non è fondato che su l'opera Gesta Anglorum post Bedam, (l. XI, cap. 8).
[111.] Katona (Hist. ducum Hungar. p. 500, ec.).
[112.] Fra queste colonie possono distinguersi, 1. i Chazari, o Cabari che si unirono agli Ungaresi. (Costant. De admin. imper. c. 39, 40, p. 108, 109); 2. i Giazigi, i Moravi e i Siculi che gli Ungaresi trovarono sul territorio ove posero domicilio; questi ultimi, forse gli avanzi degli Unni di Attila, ebbero l'incarico di guardare i confini; 3. i Russi, che, come gli Svizzeri oggidì presso i Francesi, diedero il loro nome ai portinai de' reali palagi; 4. i Bulgari, i Capi de' quali (A. D. 956) vennero chiamati, cum magna multitudine HISMA-HELITARUM. Che mai alcuni di questi Schiavoni avessero abbracciato l'Islamismo? 5. i Bisseni, e i Cumani, miscuglio di Patzinaciti, di Uzi e di Cazari ec., dilatatisi fino alla parte infima del Danubio. I Re Ungaresi (A. D. 1239) ricevettero e convertirono l'ultima colonia di quarantamila Cumani, e da essi ottennero un nuovo titolo (Pray, Diss. 6, 7, p. 109-173; Katona, Hist. ducum, pag. 95-99, 259-264, 476-479; 483, ec.).
[113.] Christiani autem, quorum pars major populi est, qui ex omni parte mundi illuc tracti sunt captivi, ec. Così parlava Piligrino il primo missionario che entrasse nell'Ungheria (A. D. 973). Pars major è molto dire (Hist. ducum, p. 517).
[114.] Gli antichi diplomi fanno menzione de' fideles Teutonici di Geisa; e il Katona colla solita sua abilità è giunto a calcolare con giustezza la forza di queste colonie, cotanto esagerata dall'italiano Ranzani (Hist. crit. ducum, p. 567-681).
[115.] Presso i Greci questo nome di nazione è espresso da Ρως, Ros, parola indeclinabile, che ha dato luogo a molte immaginarie etimologie. Ho letta con piacere e vantaggio una dissertazione De origine Russorum (Comment. acad. Petropolitanae, t. VIII, p. 388-436) di Teofilo Sigefredo Bayer, Alemanno pieno di dottrina, che ha consacrate le sue fatiche e la vita al servigio della Russia. Ho profittato parimente di un tratto di Geografia del d'Anville, intitolato; de l'Empire de Russie, son origine et ses accroissemens (Parigi, 1772, in 12).
[116.] V. tutto il passo (dignum, dice il Bayer, ut aureis in tabulis figatur) negli Annales Bertiniani Francorum (in Script. ital. Muratori, t. II, part. I, p. 525) A. D. 839, 22 anni prima dell'era di Ruric. Luitprando che viveva nel duodecimo secolo parla (Hist. l. V, cap. 6) de' Russi e dei Normanni, come di que' medesimi Aquilonares homines, fattisi soprattutto discernere per la vivacità del lor colorito.
[117.] Io non conosco questi Annali che dalla storia della Russia del signor Levesque. Nestore il primo e il migliore fra i compilatori degli Annali russi era monaco a Kiovia, e morì nel principio del duodicesimo secolo. Ma la Cronaca da esso composta è rimasta poco meno che sconosciuta sino al 1767, nel qual tempo è stata pubblicata in 4.º a Pietroburgo. (Levesque, Hist. de Russie, t. I, p. 16; Coxe's Travels, vol. II, pag. 184)[118].
[118.] Abbiamo ora una traduzione degli Annali di Nestore eseguita dall'erudito Schloetzer che vi ha aggiunte note, preziose massimamente per coloro che di conoscere le antichità russa hanno vaghezza. (Nota dell'Editore)
[119.] Theophil. sig. Bayer, De Varagis (Così il Bayer li denomina) in Comment. Acad. Petropolitanae, tom. IV, p. 275-311.