[140.] Il signor Levesque (Hist. de Russie, t. I, p. 94-107) ha composto, seguendo le Cronache russe, un epilogo della vita di Swatoslao, o Sviatosla, o finalmente Sphendosthlabus.

[141.] Somiglianza che scopresi con grande chiarezza nel nono libro dell'Iliade (205, 221), e nelle descrizioni della cucina di Achille. Un poeta che al dì d'oggi tal dipintura offerisse in una Epopea, il suo lavoro deturperebbe, nè si renderebbe grato ai lettori; ma i versi greci sono armoniosi; le espressioni di una lingua morta, rare volte, ignobili o troppo famigliari ne sembrano; oltrechè ventisette secoli trascorsi dai giorni di Omero aggiungono ai nostri occhi vezzo alle antiche costumanze.

[142.] Il singolare epiteto di Zimiscè dalla armena lingua deriva. I Greci traducevano la parola ζιμισκες giovandosi dell'altra μουζακιζες o μοιρακιζης. Il significato dell'una e dell'altra espressione essendomi ignoto egualmente, mi sarà lecito il chiedere come nella commedia: Di grazia quale è l'interprete di voi due? Ma dal modo della loro composizione sembra che corrispondano ad adolescentulus (Leone Diacono, l. IV, MS., ap. Ducange, Gloss. graec., p. 1570).

[143.] In lingua Schiavona, Peristhlaba, equivaleva a grande o illustre città, μεγαλη και ουσα και λεγομενη, la quale è veramente, e vien nomata grande, dice Anna Comnena (Alexiade, l. VII, p. 194). Della sua situazione posta fra il monte Emo e la parte inferior del Danubio, potrebbe dirsi che essa occupasse il luogo, o almeno all'incirca il luogo di Marcianopoli. Non troviamo difficoltà nel determinare la giacitura di Durostolo o Dristra che agevolmente si riconosce (Comment. Acad. Petropol. t. IX, p. 415, 416; d'Anville, Geogr. anc. t. I, p. 307-311).

[144.] Il libro De administratione imperii spiega, soprattutto ne' sette primi capitoli, la condotta politica tenutasi da' Greci verso i Barbari e specialmente coi Patzinaciti.

[145.] Nel racconto di una tale guerra, Leone il Diacono (presso il Pagi, Critica, t. II, A. D. 968-973) è più autentico, e porta maggiori particolarità di Cedreno (t. II, p. 660-683) e di Zonara (t. II, p. 205-214). Questi declamatori hanno fatto ascendere a trecento ottomila, e trecento trentamila uomini il numero delle truppe russe, calcolato con maggior moderazione e verisimiglianza dai contemporanei.

[146.] Phot. epist. 2, n. 35, pag. 58 ediz. Montacut. Questo dotto editore non avrebbe dovuto confondere il grido di guerra de' Bulgari colle due parole το Ρως il Ros, le quali non vogliono dir altro che nazione russa; nè Fozio, uom di senno, dovea accusare gli idolatri schiavoni της Σλληνικης και αθειου δοξης, di greca ed atea fede. Essi non erano nè Greci nè Atei.

[147.] Le notizie più compiute che abbiansi su la religione degli Slavi e la conversion della Russia, son quelle offerteci dal Signor Levesque nella sua Hist. de Russie, da esso dedotta, così dalle antiche Cronache, come dalle osservazioni che su queste i moderni hanno fatte, (t. I, p. 35, 54, 59-92, 93, 113-121, 124-129, 148, 149 ec.).

[148.] V. il Cerem. aulae byzant., t. II, c. 15, p. 343-345, ove Olga o Elga vien nominata Αρχοντισσα Ρωσιας, Principe della Rosia. I Greci, per indicare la sovrana delle Russie adopravano il titolo di un magistrato di Atene terminato in desinenza femminina, la qual cosa avrebbe stranamente sonato all'orecchio di Demostene.

[149.] V. un frammento anonimo pubblicato dal Banduri (Imper. or. t. II, p. 112, 113. De conversione Russorum).