[491.] V. De Guignes (t. II, part. 2, p. 223 ec.) e gli articoli di Barkiarok, Mohammed, Sangiar, nel d'Herbelot.

[492.] L'Emiro, o sultano Afdal ricuperò Gerusalemme e Tiro nell'anno dell'Egira 489 (V. Renaudot, Hist. patriarch. Alexand., p. 478, de Guignes, t. I, p. 249, indi Abulfeda e Ben-Schounah). Jerusalem ante adventum vestrum recuperavimus, Turcos ejecimus, diceano gli ambasciatori dei Fatimiti.

[493.] V. le transazioni tra il califfo d'Egitto e i Crociati in Guglielmo di Tiro (l. IV, c. 24; l. VI, c. 19) e in Alberto d'Aix (l. III, c. 39), i quali scrittori, a quanto apparisce, meglio de' contemporanei, valutavano l'importanza delle medesime.

[494.] La maggior parte del cammino trascorso dai Franchi trovasi con esattezza descritta nel Viaggio di Maundrell da Aleppo a Gerusalemme (p. 11-67), uno, senza dubbio, dei migliori documenti che abbiasi su tale soggetto (D'Anville, Mémoire sur Jerusaleme, p. 27).

[495.] V. l'ammirabile descrizione di Tacito (Hist. V, 11, 12, 13), il quale pretende che i legislatori degli Ebrei si fossero prefissi di mettere il loro popolo in istato di ostilità perpetua col rimanente del genere umano.

[496.] Il senno e l'erudizione dell'autore francese dell'opera Esprit des Croisades, contrabbilanciano fortemente l'ingegnoso scetticismo del Voltaire. Il predetto scrittore osserva (t. IV, p. 386-388) che, giusta i calcoli degli Arabi, gli abitanti di Gerusalemme oltrepassavano i dugentomila; che nel tempo di Gerusalemme assediata da Tito, Giuseppe li faceva ascendere ad un milione trecentomila; che Tacito stesso tenea per fermo sommassero a seicentomila, onde fatta anche la massima sottrazione, atta a giustificare l'accepimus di questo Storico, ad ogni modo superavano in numero l'esercito dei Romani.

[497.] Maudrell, che fece esattamente il giro delle mura, calcolò una circonferenza di seicentotrenta passi, o quattromila cento sessantasette verghe inglesi (pag. 109-110). Fondatosi sopra una pianta autentica, il d'Anville, nel suo breve e prezioso Trattato, ammette un'estensione di circa mille novecento sessanta tese francesi (p. 23-29). Quanto alla topografia di Gerusalemme, V. Reland (Palestina, t. II, p. 832-860).

[498.] Gerusalemme non trae le sue acque che dal torrente di Cedron, asciutto durante la state, e dal picciolo ruscello di Siloè (Reland, t. I, p. 294-300). E nativi e stranieri, parimente lagnavansi dalla scarsezza di acque, incomodo che in tempo di guerra, i nemici si studiavano accrescere. Secondo Tacito, erano entro la città una fontana, che non inaridiva in veruna stagione, un acquidotto, e cisterne per raccogliere le acque che venivan dal cielo; l'acquidotto le ricevea dal ruscello Tekoe, o Etham, di cui parla anche Boadino nella vita di Saladino (p. 238).

[499.] Gerusalemme liberata, Cant. XIII e XVIII. Non possiamo qui dispensarci dall'osservare con quanta cura il Tasso abbia conservate ed abbellite le più piccole particolarità di questo assedio.

[500.] Oltre agli storici Latini che di narrare questo macello non si vergognano. V. Elmacin (Hist. Saracen., pag. 363), Abulfaragio (Dynast., pag. 243), e il de Guignes (t. II, part. II, p. 9) fondato sulle testimonianze di Abul-Mahasen.