[511.] Quidam populus de insulis Occidentis egressus et maxime de ea parte quae Norvegia dicitur. Guglielmo di Tiro (l. XI, c. 14, p. 804) descrive la loro corsa per Britannicum mare et Calpen, all'assedio di Sidone.

[512.] Benelathir parla certamente dell'interno del paese. V. de Guignes (Histoire des Huns p. 150, 151, A. D. 1127).

[513.] Il Sanato biasima, nè a torto, il diritto della succession femminile usato in una terra, hostibus circumdata, ubi cuncta virilia et virtuosa esse deberent. È però da osservarsi che ogni donna, erede di nobil feudo, veniva obbligata, per ordine e con approvazione del signore da cui le veniva l'investitura, a scegliersi un marito, o un campione (Assises de Jerusalem, c. 242 ec.) V. De Guignes (t. I, p. 441-471). Le tavole di questa dinastia esatte, e che possono essere utili, son tolte dall'opera Lignages d'outre-mer.

[514.] I figli nati da tali mescolanze chiamavansi per derisione pullani, e il loro nome non pronunziavasi che con disprezzo (Ducange, Gloss. lat. t. V, p. 535, Observations sur Joinville, p. 84, 85; Giacomo di Vitry, Hist. Hierosol., l. I, c. 67, 72) Illustrium virorum qui ad Terrae Sanctae.... liberationem, in ipsa manserunt, degeneres filli.... in deliciis enutriti, molles et effeminati (V. Sanuto, l. III, part. VIII, c. 2, p. 182).

[515.] Questo autentico ragguaglio è tolto dalle Assise di Gerusalemme (c. 324-326-331). Sanuto (l. III, c. I, p. 174) non conta che cinquecento diciotto uomini a cavallo, e cinquemila settecentosettantacinque armigeri.

[516.] Le prescrizioni che determinavano il contingente di tre grandi baronie, metteano l'obbligo di soli cento cavalieri. Forse i quattro uomini a cavallo che seguivano il Cavaliere possono dar ragione del testo delle Assise che porta a cinquecento il numero degli uomini a cavallo.

[517.] Nondimeno ne' grandi pericoli dello Stato, dice il Sanuto, i Cavalieri conduceano spontaneamente un seguito più numeroso, decentem comitivam militum juxta statum suum.

[518.] Guglielmo di Tiro (l. XVIII, c. 3, 4, 5) narra l'origine ignobile e la precoce tracotanza degli Ospitalieri, che abbandonarono ben presto il lor più modesto avvocato s. Giovanni l'Elemosiniere, per ostentarne uno più augusto in san Giovanni Battista. Vedansi a tal proposito gl'inutili sforzi del Pagi (Critica, A. D. 1099, n. 14-18). Abbracciarono la professione dell'armi verso l'anno 1120. L'Ospitale era mater; il Tempio filia; la fondazione dell'Ordine Teutonico si riporta all'anno di Cristo 1190, epoca dell'assedio di Acri (Mosh. Instit. p. 389, 390).

[519.] V. S. Bernardo, De laude novae militiae Templi, Opera composta A. D. 1132-1136 in Opp. t. I, parte 2, p. 547-563; ediz. Mabillon, Venezia 1730. Un tale elogio degli antichi Templarj sarebbe grandemente apprezzato dagli storici di Malta.

[520.] V. Mattia Paris, (Hist. Major., p. 544). Egli assegna agli Ospitalieri diciannovemila, ai Templarj novemila maneriu, vocabolo il cui significato, come il Ducange ha giudiziosamente osservato, è più esteso nella lingua inglese che nella francese. Il manor degl'Inglesi equivale a signoria, il francese manoir non è che una abitazione.