[576.] V. la Cronologia degli Atabek di Yrak e della Sorìa nel De Guignes, t. I, p. 254, e nello stesso autore (t. II, part. 2, p. 147-221) i regni di Zenghi e di Noraddino, da esso descritti valendosi del testo arabo di Benelatir, Ben-Sciunà e Abulfeda; la Biblioteca orientale, agli articoli, Atabek e Noradinno; e le dinastie di Abulfaragio (p. 250-267, vers. Pocock).

[577.] Guglielmo di Tiro (l. XVI, capo 4, 5-7) racconta la presa di Edessa, e la morte di Zenghi. Il nome di Zenghi corrotto e trasformato in Sanguino somministra ai Latini materia di una goffa allusione e all'indole del medesimo, che essi fanno sanguinaria, e al suo misero fine: Fuit sanguine sanguinolentus.

[578.] Noradinus (dice Guglielmo di Tiro, lib. XX, 33) maximus nominis et fidei christianae persecutor; princeps tamen justus, vafer, providus, et secundum gentis suae traditiones religiosus. Possiamo aggiungere a questa autorità di un Cattolico, quella d'un primate de' Giacobiti (Abulfaragio, p. 267). Quo non alter erat inter reges vitae ratione magis laudabili: aut quae pluribus justitiae experimentis abundaret. Fra gli elogi fatti ai Re, i più meritevoli di fede sono quelli che questi ottengono dopo morte, e dal labbro stesso dei loro nemici.

[579.] Fondato su i racconti dell'Ambasciatore, Guglielmo di Tiro (l. XIX, cap. 17, 18) descrive il palazzo del Cairo. Vennero trovati nel tesoro del Califfo una perla grossa quanto un uovo di colombo, un rubino che diecisette dramme d'Egitto pesava, uno smeraldo lungo un palmo e mezzo, e grande numero di cristalli e di porcellane della Cina (Renaudot, p. 536).

[580.] Mamluc, al plurale Mamalic. Pocock (Proleg. ad Abulfaragio, pag. 7), e d'Herbelot, pag. 545, definiscono il Mamluc, servum emptitium, seu qui pretio numerato in domini possessionem cedit. Vediamo di frequente i Mammalucchi nelle guerre di Saladino (Bohadin, pag. 236). I primi Mammalucchi introdotti dai discendenti di Saladino nell'Egitto, furono i Mammalucchi Bahartie.

[581.] Giacomo di Vitry pretende che il re di Gerusalemme non avesse condotto con sè più di trecentosettantaquattro cavalieri. Tanto i Franchi, quanto i Musulmani, attribuiscono la superiorità di numero al nemico: i quali due calcoli si possono conciliare sottraendo in un d'essi i timidi Egiziani, nell'altro sommandoli.

[582.] Si parla qui di Alessandria degli Arabi, che, quanto ad estensione e ricchezze, può riguardarsi termine medio fra l'Alessandria de' Greci e de' Romani, e l'Alessandria de' Turchi (Savary, Lettres sur l'Egypte, t. I, p. 25, 26).

[583.] Intorno a questa grande rivoluzione dell'Egitto, V. Guglielmo di Tiro (l. XIX, 5, 6, 7-12-31, XX, 5-12), Boadino (in vit. Saladin. pag. 30-39), Abulfeda (in excerpt., Schultens, p. 1-12), d'Herbelot (Bibl. orient. Adhed, Fathema, ma vi è poca esattezza), Renaudot (Hist. patr. Alex., pag. 522-525, 532-537), Vertot (Hist. des chevaliers de Malte, t. I, p. 141-163, in 4) e de Guignes (t. II, part. II, p. 185-215).

[584.] Quanto ai Curdi, V. de Guignes (t. I, p. 416, 417), l'Indice geografico di Schultens, e Tavernier (Voyages, part. I, p. 308-309). Gli Aiubiti discendeano dalla tribù dei Ravadici, una fra le più nobili; ma essendo infetti della eresia delle Metempsicosi, i Sultani ortodossi procuravano farli credere non derivati dai Curdi, se non se per parte della madre che avesse sposato uno straniero stanziatosi fra queste genti.

[585.] V. il quarto libro dell'Anabasis di Senofonte. I diecimila ebbero più a dolersi delle frecce de' Carduchiani che di tutto il rimanente dell'esercito del gran Re.