[63.] Et Sachiez que il ne ot si hardi cui le cuer ne fremist (c. 67) ... Chascuns regardoit ses armes... que par tems en arunt mestier (c. 68). Tale è l'ingenuità caratteristica del vero coraggio.
[64.] «Eandem urbem plus in solis navibus piscatorum abundare, quam illos in toto navigio. Habebat enim mille et sexcentas piscatorias naves.... Bellicas autem sive mercatorias habebat infinitae multitudinis et portum tutissimum». Gunther, Hist C. P., c. 8, p. 10.
[65.] Καθαπερ ιεερω, ειπειν δε και θεοψυτευτων παραδεισων εφειδοντο τουτωνι, come ad un sacro bosco parlavano, e risparmiavanlo quasi un giardino piantato da Dio. Niceta, in Alex. Comn., l. III, c. 9, p. 348.
[66.] Seguendo la traduzione del Vigenere, mi valgo del sonoro vocabolo di palandra, usato credo tuttavia lungo il littorale del mediterraneo. Se però scrivessi in Francese, adoprerei la parola originaria ed espressiva di vessiery o huissiers, tolta da huis, voce vieta che significava una porta atta a sbassarsi a guisa de' ponti levatoi, ma che per gli usi di mare collo stesso meccanismo si alzava nella parte interna del navilio. (Ducange, Villehardouin, n. 14, e Joinville, p. 27-28, ediz. del Louvre).
[67.] Per evitare l'espressione vaga di seguito o seguaci ec., ho adoperata, seguendo il Villehardouin la voce sergente, per indicare tutti gli uomini a cavallo che non erano cavalieri. Vi erano sergenti d'armi e sergenti di toga. Assistendo alla parata e alle adunate di Westminster può vedersi la bizzarra conseguenza di una tal distinzione (Ducange, Gloss. lat. Servientes etc. t. VI, p. 226-231).
[68.] È inutile l'annotare che intorno a Galata, alla catena del porto ec., il racconto del Ducange è compiuto e minutamente esatto. V. anche i capitoli particolari dell'opera C. P. Christiana dello stesso autore. L'ignoranza o la vanità degli abitanti di Galata era sì grande, che appropiavano a sè medesimi l'Epistola di S. Paolo ai Galati.
[69.] La galea che ruppe la catena chiamavasi l'Aquila (Dandolo, Chron., p. 322), che il Biondi (de Gestis Venet.) ha trasformata in Aquilo, vento boreale. Il Ducange (n. 83) ammette la seconda sposizione; ma egli non conosceva il testo autentico del Dandolo, e trascurò inoltre di esaminare la topografia del porto. Avrebbe veduto allora che il vento di scilocco era infinitamente più favorevole del vento di tramontana a questa spedizione dei Crociati.
[70.] Quatre cent mille hommes ou plus (Villehardouin, n. 134) vuole intendersi d'uomini in istato di portar l'armi. Il Le Beau (Hist. du Bas-Empire, t. XX, p. 417), concede a Costantinopoli un milione d'abitanti, sessantamila uomini di cavalleria e una moltitudine innumerabile di soldati. Nel suo stato d'invilimento la capitale dell'Impero ottomano contiene oggidì quattrocentomila abitanti. (Voyages de Bell, vol. II, p. 401-402). Ma non tenendo i Turchi alcun registro nè de' morti, nè delle nascite, ed essendo intorno a ciò sospette tutte le relazioni che abbiamo, egli è impossibile il verificare la vera loro popolazione (Niebuhr, Voyag. en Arab., t. I, p. 18, 19).
[71.] Regolandomi colle piante più esatte di Costantinopoli, non posso ammettere un'estensione maggiore di quattromila passi; nondimeno il Villehardouin (n. 86) la fa di tre leghe. Se i suoi occhi non lo hanno ingannato, è duopo credere che ei contasse a leghe degli antichi Galli, di mille cinquecento passi l'una, colle quali forse anche oggidì si regolano le misure de' terreni nella Sciampagna.
[72.] Il Villehardouin (n. 89-95) indica le guardie imperiali o i Varangi coi nomi di Anglais et Danois avec leurs haches. Qualunque si fosse la loro origine, un pellegrino francese non potea fare sbaglio sulla qualità delle nazioni che formavano questa guardia.