[296.] Niceforo Gregoras (l. XV, 11) dice che vi erano però rimaste alcune perle fine, ma radamente sparse; quanto al rimanente delle gemme παντοδαπην χρσιαν προς το διαυγες, un vario colore di trasparenza.
[297.] Cantacuzeno continua la Storia di sè e dell'Impero, incominciando dal suo ritorno a Costantinopoli fino all'anno successivo alla rinunzia di Mattia, figlio dello stesso Cantacuzeno (A. D. 1357, l. IV, c. 1-50, p. 705-911). Niceforo Gregoras termina la sua Storia al Sinodo di Costantinopoli nell'anno 1351 (l. XXII, c. 3, p. 660), perchè il rimanente sino alla fine del libro vigesimoquarto, p. 617, non tratta che di controversie. Gli ultimi quattordici libri di Niceforo si trovano tuttavia in manoscritto, nella Biblioteca nazionale di Francia a Parigi.
[298.] L'imperatore Cantacuzeno (lib. IV, c. 1) parla delle proprie virtù, e Niceforo Gregoras delle lagnanze di que' partigiani che le virtù del lor Capo riducevano alla miseria. Ho attribuito a questi infelici le espressioni, che dopo la restaurazione si adoperavano dai nostri poveri cavalieri, o partigiani di Carlo.
[299.] Può rimediarsi alla manifesta confusione con cui Cantacuzeno nella sua ridicola Apologia racconta la propria disgrazia (l. IV, c. 39-42), col leggere la relazione men compiuta, ma più sincera di Mattia Villani (lib. IV, cap. 46 in Script. rer. ital., tom. XIV, pag. 268) e quella di Duca (c. 10, 11).
[300.] Cantacuzeno ricevè nell'anno 1375 una lettera del Papa (Fleury, Hist. eccles. t. XX, p. 250), e varie autorità rispettabili mettono la sua morte ai 20 novembre 1419 (Duc., Fam. byzant. pag. 260). Ma se fu coetaneo di Andronico il Giovane, statogli compagno nella giovinezza e ne' diporti, converrebbe attribuirgli una vita di cento sedici anni, longevità, che trattandosi di un personaggio tanto famoso, non avrebbe sfuggito alle osservazioni generali, se fosse stata vera.
[301.] I quattro discorsi di Cantacuzeno vennero pubblicati colle stampe a Basilea nel 1543 (Fabricius, Bibl. graec. t. VI, p. 473). Li compose a quiete di un proselito che i suoi amici tribolavano coll'importunità di continue lettere. Egli avea letto il Corano; ma mi accorgo, leggendo il Maracci, che egli ammettea tutte le favole spacciate contra Maometto e l'Islamismo.
[302.] V. i viaggi di Bernier t. I, p. 127.
[303.] V. Mosheim (Istit. eccles., p. 522, 523), e Fleury, (Ist. eccl. t. XX, p. 22-24-107-114 ec.). Il primo esamina filosoficamente le cause, il secondo trascrive e traduce[304] dominato dai pregiudizj di un prete cattolico.
[304.] Gli articoli di credenza non possono essere dichiarati che da un Concilio generale, e questo fu particolare. Del resto è molto tempo che la ricerca intorno alla luce del monte Tabor non occupa neppur i teologi, fatti più ragionevoli: era un soggetto da Greci del secolo decimoquarto, in cui menti oziose, e ad entusiasmo composte, prendendo le forme de' lor sillogismi per principj sodi, e per argomenti sicuri, studiavansi, facendo distinzioni arbitrarie e ricerche vane affatto, a farsi più ignoranti di prima, con una ridicola apparente vernice di dottrina, o ad incamminarsi verso la pazzia. (Nota di N. N.)
[305.] Il Basnage (Canizii, antiq. lect. t. IV, pag. 363-368) ha esaminato la storia e il carattere di Barlamo. La contraddizione delle opinioni in più circostanze osservata ha dato motivi a dubbj sull'identità della persona. V. anche Fabrizio, Bibl. graec., t. X, p. 427-432.