[366.] L'Autore disegna qui colla parola figli Gesù Cristo, che noi crediamo appunto figlio dell'Esser Supremo, cioè di Dio, e colla parola rivali il Demonio; ma è una maniera impropria il chiamare il Demonio rivale di Dio, benchè si creda che sia sua cura il condurre al male gli uomini colle seduzioni. Si sa poi che il dogma, insegnato da Maometto contro l'idolatria dell'Arabia, era il Deismo, cioè l'unità, e non la trinità dell'Esser Supremo, nè ammetteva per conseguenza che Gesù Cristo fosse figlio dell'Esser Supremo, cioè di Dio, nè che fosse una delle persone della nostra Trinità perchè non vi credeva; si sa pure che nemmeno ammetteva un cattivo essere, seduttore occulto, origine del male, cioè il Demonio. (Nota di N. N.)
[367.] Si consulti il quarto libro della Storia di Malta dell'Abate di Vertot. Questo leggiadro scrittore dà a divedere alquanta ignoranza, supponendo che Otmano, un partigiano dei colli della Bitinia, abbia potuto assediar Rodi per terra e per mare.
[368.] Niceforo Gregoras si è diffuso volentieri nel descrivere l'amabilità dell'indole di Amiro (l. XII, 7; l. XIII, 4-10; XIV, 1-9; XVI, 6). Cantacuzeno parla con onore del suo confederato (l. III, c. 56, 57-63, 64-66, 67, 68-86, 89-96); ma protesta contro l'accusa datagli di propensione verso i Turchi negando in tal qual modo la possibilità di una così poco naturale amicizia (l. IX, c. 40).
[369.] Dopo che i Latini ebbero conquistata Smirne, il Papa assegnò l'incarico di difenderla ai Cavalieri di Rodi (V. Vertot, l. V).
[370.] V. Cantacuzeno (l. III c. 95). Niceforo Gregoras che, ove parlasi della luce del Tabor, largheggia all'Imperatore degli ingiuriosi nomi di Tiranno e di Erode, sembra però propenso a scusar queste nozze, anzichè a biasimarle, allegando la passione e la possanza di Orcano, εγγυτατος και τη δυναμει τους κατ’αυτον ηδη Περσικους (Turos) υπεραιρων Σατραπας, avvicinando e per potenza superando i Satrapi persi (Turchi) (l. XV, 5). Esalta in appresso il governo civile e militare di Orcano. V. il regno di questo Principe in Cantemiro, p. 24-30.
[371.] Può leggersi in Duca (c. 8) una pittura animata e concisa di questo fatto che, colla confusione di un colpevole, Cantacuzeno attesta.
[372.] Cantemiro, e in questo luogo, e quando parlasi delle prime conquiste dell'Europa, ne dà assai cattiva opinione dei suoi testi turchi, nè io ho molto maggiore fiducia in Calcocondila (l. I, p. 12). E l'uno e l'altro hanno dimenticato di consultare il quarto libro di Cantacuzeno che in ordine a ciò può riguardarsi come un monumento autentico più di tutti. Duolmi sempre degli ultimi libri di Niceforo Gregoras, non ancor pubblicati, benchè siavi il lor manoscritto.
[373.] Incominciando dall'epoca ove Gregoras e Cantacuzeno finiscono la loro Storia, s'incontra una lacuna di più di un secolo. Giorgio Franza, Michele Duca e Laonico Calcocondila, non iscrissero che dopo la presa di Costantinopoli.
[374.] V. Cantemiro p. 37-41 e le rilevanti sue note.
[375.] Volto bianco e volto nero sono, in lingua turca, espressioni, di lode l'una, e di rimprovero l'altra. Hic niger est, hunc tu Romane caveto, era anche un apoftegma de' latini.