[386.] Serefeddin-Alì (Storia di Timur-Bec, l. V, c. 13) fa sommare fino a dodicimila gli ufiziali e i servi spettanti al treno di caccia di Baiazetto. Timur in una sua caccia, sfoggiò con una parte delle spoglie dei Principe turco; 1. diversi cani da corsa colle copertine di raso; 2. più leopardi coi collari tempestati di gemme; 3. cani levrieri della Grecia; 4. mastini d'Europa, che pareggiavano in forza i leoni dell'Affrica (idem, l. VI, c. 15). Baiazetto si dilettava principalmente di dar coi falchi la caccia alle grue (Calcocondila, l. II, pag. 35).

[387.] Intorno ai regni di Giovanni Paleologo e del figlio di lui Manuele dal 1354 al 1402, si consultino Duca (c. 9-15), Franza (l. I, c. 16-21) e il primo e secondo libro di Calcocondila, che in mezzo ad una moltitudine di episodj annegò il suo principale argomento.

[388.] V. Cantemiro, p. 50-53. Duca (c. 13-15) è il solo che confessi l'istituzione di un Cadì a Costantinopoli e dissimula anche l'affare della Moschea.

[389.] Mémoires du bon messire Jean-le-Maingre, dit Boucicault, maréchal de France, parte prima, c. 30-35.

[390.] Questi Giornali vennero comunicati a Serefeddino, o Scerefeddin-Alì, che compose in lingua persiana la Storia di Timur-Bek, tradotta in francese dal sig. Petis de la Croix, Parigi 1722, in quattro volumi in 12; autore che ho preso per mia guida, seguendolo fedelmente. Si mostra esattissimo nella geografia e nella cronologia, e merita confidenza ne' raccontati fatti, benchè talvolta con un linguaggio da schiavo encomj la fortuna e le virtù del suo eroe. Può scorgersi dalle Instituzioni di Timur, quanto questo Principe fosse sollecito di procurarsi cognizioni e nel proprio paese, e dagli stranieri (Instit. de Timur, p. 215-217, 349, 351).

[391.] Questi Comentarj non sono ancor conosciuti in Europa, ma il signor White ne fa sperare la traduzione per cura del suo amico, Maggiore Davy, che ha letto in Asia questo racconto fedele e minuto delle cose attenenti ad un'epoca rilevante e feconda d'avvenimenti.

[392.] Non so se l'originale di queste Instituzioni, scritte in lingua turca o mongulla, rimanga tuttavia. Il Maggiore Davy, col soccorso del signor White professore di lingua araba, ha pubblicata in Oxfort nel 1783 in 4, la traduzione persiana, unendovi una traduzione inglese, e un prezioso indice. Quest'opera è stata da poco in qua tradotta in francese (Parigi 1787) dal signor Langlès, versatissimo nelle antichità dell'Oriente, che vi ha aggiunta una vita di Timur e varie note di molto pregio.

[393.] Shaw Allum, il presente Mogol, legge, apprezza, ma non può imitare le Instituzioni del suo illustre antenato: il traduttore inglese crede giustificata l'autenticità delle medesime dalle prove inserite nell'opera; ma per chi formasse alcuni sospetti di frode o finzione, la lettera del Maggiore Davy non sarebbe atta a distruggerli. Gli Orientali non hanno mai coltivata l'arte della critica. La protezione di un Principe non è men lucrosa di quella di un libraio, nè può riguardarsi come cosa incredibile che un Persiano fosse stato il vero autore dell'Opera, e avesse rinunziato all'onore di comparir tale per aumentare il prezzo e il valore della medesima.

[394.] Trovasi l'originale delle favole raccontate intorno a Timur nella seguente opera assai apprezzata per pomposa eleganza di stile: Ahmedis Arabsiadae (Ahmed-Ebn-Arabshà) vitae et rerum gestarum Timuri, arabice et latine. Edidit Samuel Henricus Manger. Franequerae, 1768, 2 t. in 4. In questo autore nativo della Sorìa si ravvisa un nemico sempre malevolo, e spesse volte ignorante: i titoli stessi de' suoi capitoli portano l'impronta dell'astio; tai sono i seguenti. In qual modo il malvagio; in qual modo l'empio; in qual modo la vipera ec. Il copioso articolo Timur, inserito nella Biblioteca Orientale, offre un miscuglio di opinioni, perchè il d'Herbelot ha tolti indifferentemente i suoi materiali (p. 887-888) da Kondemir, da Eb-Sciunà, e da Lebtarik.

[395.] Demir o Timur, significa in lingua turca ferro; e Beg è la denominazione di un gran signore, o di un principe. Il cambiamento di una lettera o di un accento produce il vocabolo leng o zoppo, e gli Europei, per corruzione, hanno confuso i due vocaboli nell'unico Tamerlano.