[416.] V. le Instituzioni (p. 141) sino alla fine del primo libro, e Serefeddino (l. V, c. 1-16) fino all'arrivo di Timur nella Sorìa.
[417.] Noi abbiamo tre diverse copie di queste lettere minacciose, nelle Instituzioni (p. 147), in Serefeddino (l. V, c. 14) e in Arabzà (t. II, c. 19, p. 183-201), le quali s'accordano più nella sostanza che nello stile. Vi è apparenza che sieno state tradotte, con più o meno libertà, dal turco in lingua araba e in lingua persiana.
[418.] L'Emiro Mongul dà a sè medesimo e a' suoi compatriotti il nome di Turchi, e avvilisce Baiazetto e la sua nazione valendosi del nome meno onorevole di Turcomani. Però io non comprendo in qual maniera gli Ottomani potessero trarre origine da un piloto turcomano. Questi pastori si trovavano, avuta considerazione al loro soggiorno, ben lungi dal mare e da ogni affare marittimo.
[419.] Giusta il Corano (c. 2, pag. 27, e i Discorsi di Sale, p. 134) un Musulmano che avesse ripudiato tre volte la moglie, cioè ripetuta per tre volte la formola del divorzio, non poteva ripigliarla se prima un altro non la sposava e ripudiava nuovamente. Una tal cerimonia è assai umiliante di per sè stessa, senza il bisogno di aggiugnere che il primo marito dovea per obbligo star presente allorchè il secondo godea della moglie ripudiata dall'altro (Stato dell'Impero Ottomano, Richauld, l. II, c. 21).
[420.] Arabshà attribuisce particolarmente ai Turchi il dilicato riguardo, comune a tutti gli Orientali, di non parlare mai in pubblico delle lor donne; ed è quasi da maravigliarsi che Calcocondila abbia avuta qualche conoscenza e sul pregiudizio de' Turchi, e sulla natura dell'insulto.
[421.] Circa allo stile de' Mongulli, V. le Instituzioni (p. 131-147), quanto ai Persiani, si consulti la Biblioteca orientale (p. 882); non trovo per altro nè che gli Ottomani abbiano assunto il titolo di Cesari, nè che gli Arabi lo abbiano mai dato ai medesimi.
[422.] V. i regni di Barkok e di Faragio nel De Guignes (t. IV, l. 22), che ha tolto dai testi di Abul-Mahasen, di Ebn-Sciunà e di Aintabi, alcuni fatti da noi aggiunti ai nostri materiali.
[423.] Intorno a questi fatti recenti ed interni, possiamo fidarci ad Arabshà, benchè in altre occasioni si mostri molto parziale (t. I, cap. 64-68; t. II, c. 1-14). Timur dovea certamente comparire odioso ad un uomo nato in Sorìa; ma la notorietà de' fatti era tale, che avrebbe obbligato questo scrittore a rispettare se non il suo nemico, la verità. Le invettive ch'ei move contro Timur servono a temperare la ributtante adulazione di Serefeddino.
[424.] Sembra che Arabshà abbia copiate queste curiose conversazioni (t. I, c. 68, p. 625-645) dal Cadì o storico Ebn-Sunà, uno de' principali attori; ma come potea questi viver settantacinque anni dopo le narrate cose? (d'Herbelot p. 772)
[425.] Serefeddino (l. V, c. 29-43) e Arabshà (t. II, c. 15-18) narrano le spedizioni e le conquiste di Timur nell'intervallo tra la guerra di Sorìa e l'ottomana.