[426.] Questo numero di ottocentomila è tolto da Arabshà, o piuttosto da Ebn-Sunà (ex rationario Timuri) che fonda i suoi racconti sulla testimonianza di un ufiziale carizmio (t. I, cap. 68, p. 617); ed è cosa meritevole di osservazione che Franza, Storico greco, non aggiugne a questo computo più di ventimila uomini. Il Poggio ne conta un milione; un altro contemporaneo latino (Chron. Tarvisianum, V. Muratori, t. IX, p. 800) ne conta un milione centomila; e un soldato alemanno che trovavasi alla battaglia di Angora, attesta il prodigioso numero di un milione seicentomila (Leunclavius, ad Calcocond., l. III, p. 82). Timur, nelle sue Instituzioni, non si è degnato calcolare nè le sue truppe, nè i suoi sudditi, nè le sue rendite.
[427.] Il Gran Mogol per vanità, e a profitto de' suoi ufiziali, lasciava immensi vôti negli specchi de' suoi eserciti. Il Sere di Bernier, Penge-Hazari, era comandante di cinquemila cavalli che si riducevano a cinquecento (Voyages, tom. I, p. 288, 289).
[428.] Lo stesso Timur fa ascendere a quattrocentomila uomini il numero degli Ottomani (Istit., p. 153 ). Franza lo riduce a cencinquantamila (lib. I, c. 29), il Soldato alemanno lo vuole di un milione e quattrocentomila. Sembra evidente che l'esercito de' Mongulli fosse più numeroso.
[429.] Non è inutile il calcolare la distanza fra Angora e le città vicine colle giornate di carovana, ciascuna delle quali è di venticinque miglia. Da Angora a Smirne venti, a Kiotaia dieci, a Bursa dieci, a Cesarea otto, a Sinope dieci, a Nicomedia nove, a Costantinopoli dodici o tredici (V. i Viaggi di Tournefort al Levante, t. II, let. XXI).
[430.] V. I Sistemi di Tattica nelle Instituzioni; gli editori inglesi (p. 373-407) vi hanno aggiunte accuratissime Tavole per agevolarne l'intelligenza.
[431.] «Il Sultano medesimo, dice Timur, dee mettere coraggiosamente il suo piede nella staffa della pazienza»: Metafora tartara che è stata omessa nella traduzione inglese e conservata dal traduttor francese delle Instituzioni (p. 156, 157).
[432.] Serefeddino afferma che Timur si valse del fuoco greco (l. V, cap. 47); ma l'universale silenzio de' contemporanei combatte lo stravagante sospetto venuto al Voltaire, il quale suppone che Timur mandasse a Dely diversi cannoni su di cui si trovassero scolpiti ignoti caratteri.
[433.] Timur ha dissimulata questa sì rilevante negoziazione co' Tartari; ma la confermano evidentemente le testimonianze degli Annali arabi (t. I, c. 47, p. 391), degli Annali turchi (Leunclav. p. 321) e degli Storici persiani (Kondemir, presso il d'Herbelot, p. 882).
[434.] Nella guerra di Rum, o della Natolia, ho aggiunti alcuni fatti, tolti dalle Instituzioni, al racconto di Serefeddino (l. V, c. 44-65) e di Arabshà (tom. XI, c. 20-35). Sol in quanto si riferisce a questa parte della storia di Timur, si possono citare gli Storici turchi (Cantemiro, p. 53-55, Annali di Leunclavio, pag. 320-322) e i Greci (Franza, l. I, c. 29; Duca, c. 15-17; Calcocondila, l. III).
[435.] Il Voltaire che nella sua opera Essai sur l'Histoire générale (c. 88) ricusa questa favola popolare, dà una prova del suo scetticismo ordinario, per cui soprattutto è poco proclive a credere quanto è eccesso così nei vizj come nelle virtù; incredulità spesse volte fondata sulla ragione.