[446.] Annales Leunclav., pag. 321. Pococke, Prolegom. ad Abulphar. Dynast.; Cantemir, p. 55.

[447.] Un Sapore, Re di Persia, essendo stato fatto prigioniero Massimiano o Galerio Cesare, lo rinchiuse entro una vacca artificiale, coperta della pelle di uno di questi animali. Tale è almeno la favola raccontata da Eutichio (Annal., tom. 1, p. 431, vers. Pococke). Il racconto della vera Storia (V. il secondo volume della presente Opera) ne insegnerà ad apprezzare l'erudizione orientale di tutt'i secoli che precedettero l'Egira.

[448.] Arabshà (t. II, c. 25) descrive come può farlo un viaggiatore curioso e giudizioso ad un tempo, gli stretti di Gallipoli e di Costantinopoli. Per procacciarmi una giusta idea di cotesti avvenimenti ho confrontato i racconti de' pregiudizi dei Mongulli, de' Turchi, de' Greci e degli Arabi. L'ambasciatore di Spagna parla dell'unione de' Cristiani cogli Ottomani per la difesa comune (Vita di Timur, p. 96).

[449.] Quando il titolo di Cesare passò nel Sultano di Rum, i Principi greci di Costantinopoli (Serefeddino, l. V, cap. 54), vennero confusi co' piccioli Sovrani cristiani di Gallipoli e di Tessalonica col titolo di Tekkur, per corruzione da του κυριου, signore (Cantemiro, p. 51).

[450.] V. Serefeddino (l. V, c. 4) che descrive in un esatto Itinerario la strada della Cina, sol vagamente, e con frasi di retore, indicata da Arabshà (t. II, c. 33).

[451.] V. Synopsis Hist. Sinicae, pag. 74-76. Nella quarta parte delle relazioni del Thevenot, Du Halde (Hist. de la Chine, t. I, p. 507, 508, ediz. in-fol.); e per la cronologia degl'Imperatori cinesi, il De Guignes (Hist. des Huns, t. I, p. 71, 72).

[452.] Circa al ritorno, al trionfo e alla morte di Timur, V. Serefeddino (l. VI, c. 1-30) e Arabshà (t. II, c. 35-47).

[453.] Serefeddino (l. VI, c. 24) accenna gli Ambasciatori di uno de' più possenti Sovrani dell'Europa, che noi sappiamo essere stato Enrico III, Re di Castiglia. La relazione delle due ambascerie di questo Monarca, non priva di vaghezza, trovasi in Mariana (Hist. Hispan., l. XIX, c. 11, p. 329, 330; Osservazioni sulla Storia di Timur-Bek, pag. 28-33). Sembra ancora esservi stata qualche corrispondenza fra l'Imperatore Mongul e la Corte di Carlo VII Re di Francia (Hist. de France par Velli e Villaret, t. XII, p. 336).

[454.] V. la traduzione della relazione persiana di questa ambasceria nella quarta parte delle relazioni del Thevenot. Gli Ambasciatori portarono in dono all'Imperatore della Cina un vecchio cavallo che Timur avea cavalcato. Partirono dalla Corte di Herat nel 1419, e vi ritornarono da Pechino nel 1422.

[455.] V. Arabshà (t. II, c. 96). I colori più splendenti o più miti son tolti da Serefeddino, dal d'Herbelot e dalle Instituzioni.