[456.] Da trentadue pezzi e sessantaquattro case, egli portò il suo nuovo giuoco a cinquantasei pezzi e centodieci o centotrenta case; ma, eccetto la Corte di Timur, l'antico giuoco degli scacchi parve già composto abbastanza. L'Imperatore Mongul mostravasi piuttosto contento che corrucciato quando perdea con un de' suoi sudditi, e un giuocatore di scacchi può apprezzare tutto il valore di questo elogio.
[457.] È vero che uomo ortodosso altro non vuol dire, che uomo di retta opinione; ma, i Cristiani cattolici non applicano l'aggettivo greco ortodosso, che ad un Cristiano cattolico, per qualificarlo di retta opinione, o credenza, e per distinguerlo da eretico, che vuol dire il contrario; questi vocaboli ebbero, ed hanno il potere di determinare l'opinione generale senza esame, e ciò è cosa comodissima. (Nota di N. N.)
[458.] V. Serefeddino (l. V, c. 13-25). Arabshà (t. II, c. 96, p. 801-803) accusa d'empietà l'Imperatore e i Mongulli che preferiscono l'Yacsa, o la legge di Gengis (cui Deus maledicat) allo stesso Corano; nè vuol credere che l'autorità e l'uso di questo codice Pagano sieno stati da Sarok aboliti.
[459.] Oltre ai passi di questo sanguinoso racconto, il leggitore può ricordarsi la nota 2, pag. 382 del sesto volume di questa Storia, ove ho parlato di Timur, e vi troverà un calcolo di circa trecentomila teste che servirono di monumento alla sua crudeltà. Fuorchè nella tragedia di Rowe del 5 novembre, io non mi sarei mai aspettato udir gli encomj dell'amabile moderazione di Timur (Prefaz. di White, p. 7). Però si può perdonare un impeto di generoso entusiasmo in chi legge, e molto più in chi pubblica le Instituzioni.
[460.] Vedansi gli ultimi Capitoli di Serefeddino, Arabshà e De Guignes (Hist. des Huns, t. IV, l. XX; Storia di Nadir-Sà di Fraser, p. 1-62). La Storia dei discendenti di Timur vi è superficialmente narrata, e mancano la seconda e terza parte di Serefeddino.
[461.] Sà-Allum, attuale Mogol, è il decimoquarto discendente di Timur, venuto da Miran-Sà, terzo figlio di questo conquistatore. V. Dow nel secondo volume della Storia dell'Indostano.
[462.] Il racconto delle guerre civili dalla morte di Baiazetto fino a quella di Mustafà, trovasi in Demetrio Cantemiro (p. 58-82) presso i Turchi; presso i Greci, in Calcocondila (l. IV e V); in Franza (l. I, c. 30-32) e in Duca (c. 18-27). Quest'ultimo Storico si mostra meglio istrutto e racconta maggiori particolarità.
[463.] V. Arabshà (t. II, c. 26), la cui testimonianza in questo luogo non ammette eccezione. Anche Serefeddino attesta l'esistenza di Isa, del quale i Turchi non fanno parola.
[464.] Arabshà, loc. cit.; Abulfeda, Geog. Tab. XVII, p. 302, Busbequius, epist. 1, pag. 96, 97, in Itinere C. P. et Amasiano.
[465.] Duca, Greco contemporaneo, loda le virtù d'Ibraimo (c. 25). I suoi discendenti sono i soli Nobili della Turchia, contenti di amministrare le pie fondazioni dei loro antenati ed esenti da qualsivoglia pubblico uffizio. Il Sultano va a visitarli due volte l'anno (Cantemiro, p. 77).