[536.] Lo stesso Franza, benchè per diversi motivi, era del parere di Amurat (l. II, c. 13). Utinam ne synodus ista unquam fuisset, si tantas offensiones et detrimenta paritura erat. Siropolo parla anche dell'ambasceria ottomana. Amurat mantenne la sua promessa; e forse minacciò (pag. 125-219), ma non assalì la città.
[537.] Il lettore sorriderà sul modo ingenuo con cui il Patriarca fece note le concette speranze ai suoi favoriti: τοιαυτην πληροφοριαν σχησειν ηλπιξ, και δια του Παπα εθαρρει ελευθερωσαι την εκκλησιαν απο της αποτεθεισης αυτου δουλειας παρα του βασιλεως, sperava avere siffatto assenso, e temeva non fosse dal Papa liberata la Chiesa per la dependenza mostrata dal Re (p. 92), nondimeno gli sarebbe stato difficile di mettere in pratica le lezioni di Gregorio VII.
[538.] Il nome cristiano di Silvestre è tolto dal Calendario latino. Nel greco moderno la voce πουλος, piccolo, si aggiunge alla fine di una parola per esprimere un diminutivo; ma non v'è alcun argomento che dia diritto all'editore Creyghton a sostituire Sguropulus (Sguros, fuscus) al Syropulus del manoscritto di questo Storico, che ha posta la propria firma negli atti del Concilio di Firenze. Perchè l'autore non potrebbe egli essere di origine siriaca?
[539.] Dalla conclusione di questa Storia, ne deduco la data del 1444, quattro anni dopo il Sinodo. Allorchè il grande Ecclesiarca rassegnò la sua carica (Sect. XII, p. 330-350), il tempo e il ritiro aveano sedate le sue passioni; e Siropolo, benchè spesse volte parziale, non è mai caduto negli eccessi.
[540.] (Vera historia unionis non verae inter Graecos et Latino, Hagae Comitis 1660, in folio). Roberto Creyghton, cappellano di Carlo II, durante l'esilio di questo Principe, la pubblicò il primo con una traduzione pomposa e poco fedele. Il titolo polemico è sicuramente d'invenzione dell'editore perchè il principio dell'opera manca. Quanto al merito della narrazione e anche dello stile, Siropolo può essere collocato fra i migliori scrittori di Bisanzo: ma la sua Opera è esclusa dalla raccolte ortodosse dei Concilj.
[541.] Siropolo alla pagina 63 esprime francamente la sua intenzione ιν ουτω πομπαων εν Ιταλοις μεγας βασιλευς παρ εκεινων νομιξοιτο, affinchè dalla pompa giudicassero quelli quanto fosse grande quel Re in Italia. La traduzione latina di questo passo, eseguita dal Creyghton può somministrare un'idea delle sue vistose parafrasi. Ut pompa circumductus noster Imperator Italiae, populis aliquis deauratus Jupiter crederetur, aut Croesus ex opulenta Lydia.
[542.] Senza obbligarmi a citare Siropolo ad ogni fatto particolare, osserverò che la navigazione de' Greci da Costantinopoli sino a Venezia e Ferrara, trovasi nella sua quarta Sezione (p. 67-100), e che questo Istorico possede il raro merito di mettere ciascuna scena innanzi gli occhi de' suoi leggitori.
[543.] Nel tempo del Sinodo, Franza si trovava nel Peloponneso; ma il despota Demetrio gli fece un esatto racconto del modo onorevole con cui l'Imperatore ed il Patriarca vennero accolti a Venezia e a Ferrara (Dux..... sedentem Imperatorem adorat). I Latini ne parlano dando minore importanza alle cose.
[544.] La sorpresa che sentirono il Principe greco e un ambasciatore di Francia al primo veder Venezia (Mém. de Philippe de Comines, l. VII, c. 18), è incontrastabile prova che questa città nel secolo decimoquarto era la prima e la più bella di tutte l'altre del Mondo cristiano. Quanto alle spoglie di Costantinopoli che vi scorsero i Greci, V. Siropolo (p. 87).
[545.] Nicolò III d'Este, regnò quarant'otto anni (A. D. 1343-1441), possedendo Ferrara, Modena, Reggio, Parma, Rovigo e Comacchio. V. la Vita nel Muratori (Antichità Estensi, t. II, p. 159-201).