[566.] Le unioni de' Nestoriani e de' Giacobiti ec., sono sì inconcludenti, o favolose, che invano ho scartabellata, per trovarne qualche vestigio, la Biblioteca Orientale dell'Assemani, schiavo fedelissimo del Vaticano.
[567.] Ripaglia, situata presso Thonon nella Savoia, ad ostro del lago di Ginevra, oggidì è una Certosa. Il sig. Addisson (Viaggio d'Italia, vol. II, pag. 147, 148, ediz. delle sue Opere per cura di Baskerville) ha celebrato il luogo e il fondatore. Enea Silvio, e i Padri di Basilea non si stancano di lodare l'austero vivere del Duca eremita; ma sfortunatamente, il proverbio francese faire ripaille, fa fede dell'opinione generalmente diffusa sulla vita molle di questo ex-Pontefice.
[568.] Anche i Papi erano uomini, e di che mai gli uomini non abusano? Ma dagli abusi particolari che si fossero verificati rispetto ad alcuni Pontefici, era egli lecito il dedurne la conseguenza generale per tutti: Continuarono ad abusarne? (Nota di N. N.)
[569.] Intorno ai Concilj di Basilea, Ferrara e Firenze ho consultati gli Atti originali che formano i volumi XVII, XVIII dell'edizione di Venezia, terminati dalla Storia chiara, ma parziale, di Agostino Patrizio, Italiano, del secolo XV. Essendo stati i compilatori de' medesimi il Dupin (Bibl. eccles., t. XII) e il continuatore di Fleury (t. XXII), il rispetto che la Chiesa gallicana serba ad entrambe le parti gli ha tenuti in una circospezione quasi ridicola.
[570.] Il Meursio, nel suo primo Saggio, cita tremila seicento vocaboli greco-barbari; e ne aggiunse mille ottocento in una seconda edizione, lasciando cionnullameno molto lavoro da farsi al Porzio, al Ducange, al Fabrotti, ai Bollandisti, ec. (Fabr., Bibl. graec., t. X, pag. 101, ec.). Trovansi parole persiane in Senofonte, e latine in Plutarco; tale è l'inevitabile effetto del commercio e della guerra; ma questa lega non corruppe in sostanza l'idioma.
[571.] Francesco Filelfo era un sofista, o filosofo vanaglorioso, avido e turbolento. La vita di lui è stata accuratamente composta dal Lancelot (Mém. de l'Acad. des Inscr., tom. X, p. 691-751), e dal Tiraboschi (Storia della Letteratura italiana, t. VII, p. 282-294), in gran parte seguendo le tracce delle lettere dello stesso Filelfo. Le Opere di questo e de' suoi contemporanei, scritte con troppa ricercatezza, sono poste in dimenticanza; ma le loro lettere famigliari dipingono gli uomini e i tempi.
[572.] Sposò, e forse aveva sedotta, la nipote di Manuele Crisoloras, donzella ricca, avvenente, e di nobile famiglia, congiunta di sangue coi Doria di Genova e cogli Imperatori di Costantinopoli.
[573.] Groeci quibus lingua depravata non sit... ita loquuntur vulgo hac etiam tempestate ut Aristophanes comicus, aut Euripides tragicus, ut Oratores omnes, ut historiographi, ut philosophi.... litterati autem homines et doctius et emendatius.... Nam viri aulici veterem sermonis dignitatem atque elegantiam retinebant, inprimisque ipsae nobiles mulieres; quibus cum nullum esset omnino cum viris peregrinis commercium, merus ille ac purus Groecorum sermo servabatur intactus (Philelp., epist. ad ann. 1451, ap. Hodium, p. 188, 189). Osserva in un altro luogo, uxor illa mea Theodora locutione erat admodum moderata et suavi et maxime attica.
[574.] Filelfo cerca ridicolosamente l'origine della gelosia greca, o orientale ne' costumi dell'antica Roma.
[575.] V. lo stato della letteratura de' secoli XIII e XIV nelle Opere del dotto e giudizioso Mosheim (Instit. Hist. eccles., p. 434-440, 490-494.)