[126.] Nelle sue prime parole, che i Turchi prenderebbero Costantinopoli, la predizione era facile a farsi, e ad avverarsi pel tristissimo stato de' Greci; il resto fu ben lungi dal verificarsi: il linguaggio poi ond'è espressa e modificata, è proprio del tempo della presa di Costantinopoli, e della circostanza d'una prossima pubblica sciagura, che mettendo spavento grandissimo negli animi, li dispone a ricevere le predizioni e a divenirne fanatici; quel linguaggio poi rassomiglia molto ad uno stile più antico. Vi sono sempre stati veri e falsi Profeti, e vi furono imperfette, e perfette predizioni; fatta dal buon credente l'eccezione de' Profeti della Sacra nostra Scrittura, la considerazione de' tempi, delle politiche e civili circostanze, del carattere nazionale, del clima, della religione, della specie di letteratura del paese di cui si tratta, somministra fondamenti e mezzi per ben intendere le loro mire e per giudicarle. (Nota di N. N.)
[127.] Questa animata descrizione è tolta da Duca (c. 39), che due anni dopo si trasferì presso il Sultano, come ambasciatore del principe di Lesbo (c. 44). Fino alla conquista di Lesbo, accaduta nel 1463 (Franza, l. III, c. 27), questa isola avrà ringorgato di fuggiaschi bizantini, i quali non avranno fatto altro che raccontare, e forse arricchir di favole la storia della loro sventura.
[128.] V. Franza, l. III, c. 20, 21. Le sue espressioni son chiare: Ameras sua manu jugulavit.... volebat enim eo turpiter et nefarie abuti. Me miserum et infelicem! Del rimanente, ei non poteva sapere che per via di vaghe vociferazioni le sanguinolente, o infami scene, che accadeano in fondo al Serraglio.
[129.] V. Tiraboschi (t. VI, part. I, pag. 290) e Lancelot (Mém. de l'Acad. des Inscript. t. X, pag. 718). Sarei curioso di sapere come egli abbia potuto lodare cotesto pubblico nemico, dopo averlo in più d'un luogo vilipeso, come il più corrotto e il più barbaro de' tiranni.
[130.] I Comentarj di Pio II, suppongono che Isidoro mettesse il suo cappello di Cardinale sulla testa d'un morto; che questa testa venisse recisa e portata in trionfo, intanto che il padrone vero del cappello, era contrattato, venduto, e liberato, come un prigioniero di poco prezzo. La grande Cronaca dei Belgi orna di nuove avventure la fuga d'Isidoro. Ma questi (dice Spondano, A. D. 1453, n. 15), le tacque nelle sue lettere, per paura di perdere il merito e la ricompensa di avere sofferto per Gesù Cristo.
[131.] Il Bosbec si diffonde con piacere e approvazione su i diritti della guerra e sulla schiavitù tanto comune fra gli Antichi e fra i Turchi (De legat. turcica, epist. 3, p. 161).
[132.] Somma indicata in una nota in margine dal Leunclavio (Calcocondila, l. VIII, p. 211); ma quando ci vien raccontato che Venezia, Genova, Firenze ed Ancona perdettero cinquanta, venti e quindicimila ducati, sospetto sia stata dimenticata una cifra, ed, anche in tale supposizione, le somme tolte agli stranieri avrebbero appena oltrepassata la quarta parte dell'intero bottino.
[133.] V. gli elogi esagerati e le lamentazioni di Franza (l. III, cap. 17).
[134.] È vero che i Latini, o Cattolici, prendendo Costantinopoli, commisero degli eccessi per l'odio che portavano a' Cristiani greci-scismatici; ma i mali cagionati da' Turchi prendendo Costantinopoli sono stati maggiori. Il vedere nella Storia l'odio persecutore e sanguinario fra Cristiani-cattolici, e Cristiani-scismatici, e quello ancora che per simili cagioni venne, merita la nostra compassione riguardando a' traviamenti del fanatismo, riprovati dalla buona morale. L'uomo imparziale, e dotto della Storia civile ed ecclesiastica, conosce che i mali prodotti dalle molte e lunghe controversie e guerre per motivi di religione, e di riti, non furono inferiori a quelli derivati dall'altre guerre. (Nota di N. N.)
[135.] V. Duca (c. 43) e una lettera 15 luglio 1453 scritta da Lauro Quirini al Pontefice Nicolò V (Hody, De Graecis, p. 192 sopra un manoscritto della Biblioteca di Cotton).