[166.] Il Muratori ne ha offerta la serie delle monete pontificie (Antiquit., t. II, Dissert. 27, pag. 548-554). Non ne trova che due anteriori all'anno 860; e noi ne abbiamo, da Leone III fino a Leone IX, cinquanta, nelle quali vedonsi il titolo e l'effigie dell'Imperatore regnante; nessuna di quelle di Gregorio VII, o di Urbano II, è pervenuta sino a noi; sembra però che Pasquale II non volesse permettere sulle proprie monete questo contrassegno di dependenza.
[167.] Vedi la [nota di N. N.] in fine del Volume.
[168.] Il Teologo dice, che que' contrasti ostinatissimi non derivano d'ambizione, ma da zelo. (Nota di N. N.)
[169.] V. Ducange, Gloss. Mediae et infimae latinitatis, t. VI, p. 364, 366, Staffa. I Re prestavano questo omaggio agli Arcivescovi, e i vassalli ai loro Signori (Schmidt, t. III, pag. 262). Era una delle più sagaci arti della politica della Corte di Roma il confondere i contrassegni della sommessione figliale con quelli della feudale.
[170.] Vedi la [nota di N. N.] alla fine del Volume.
[171.] Lo zelante S. Bernardo (De Consideratione, lib. III, t. II, p. 431-442, edizione di Mabillon, Venezia 1750) e il giudizioso Fleury (Discours sur l'Hist. eccles., IV e VII) deplorano queste appellazioni che tutte le Chiese portavano innanzi al Pontefice romano; ma il Santo, che credeva alle false decretali, condanna solamente l'abuso di tali appellazioni: lo Storico, più avveduto, rintraccia l'origine e combatte i principj di questa nuova giurisprudenza.
[172.] Germanici..... Summarii non levatis sarcinis onusti nihilominus repatriant inviti. Nova res! Quando hactenus aurum Roma refudit? et nunc Romanorum consilio id usurpatum non credimus (S. Bernard., De Consideratione, l. III, c. 3, p. 437). Le prime parole di questo passo sono oscure, e verisimilmente alterate.
[173.] È già noto a' dotti d'istoria civile ed ecclesiastica quanto grandi sieno stati i mali e gli abusi in ciò, e quante le cattive e ridicole consuetudini, che, contrarie alle vere idee della religione, influirono a corrompere in quel tempo la buona morale pubblica. (Nota di N. N.)
[174.] «Allorchè i Selvaggi della Luisiana vogliono cogliere il frutto, tagliano il tronco, e dalla pianta atterrata lo svelgono. Ecco qual è il governo dispotico» (Esprit de Lois, lib. V, cap. 13). Le passioni e l'ignoranza sono sempre dispotiche.
[175.] Gli oracoli de' preti (così non bene denominando l'Autore le decisioni ecclesiastiche) non sono in sostanza, se rettamente dati, che cose derivanti più o meno direttamente dalle Sacre Scritture, o da queste dedotte, e definite coll'autorità de' Concilj, de' SS. Padri e de' Papi, e quindi il buon cattolico che crede alle Sacre Scritture, ed ai giudizj di quelle autorità, riceve per mezzo de' preti spiegazioni, istruzioni e precetti, giacchè i laici o non vogliono, o non possono istruirsi su i libri anzidetti. Se poi si abusò per ignoranza o per arte, cagionando in tempi d'ignoranza e di fanatismo mali grandissimi, ciò è da condannarsi. (Nota di N. N.)