[176.] Giovanni di Salisbury in un colloquio famigliare con Adriano IV, suo compatriotta, accusa l'avarizia del Papa e del Clero: Provinciarum diripiunt spolia, ac si thesauro Craesi studeant reparare. Sud recte cum eis agit Altissimus, quoniam et ipsi aliis et saepe vilissimis hominibus dati sunt in direptionem (De Nugis Curialium, l. VI, c. 24, p. 387). Nella pagina successiva, biasima la temerità e l'infedeltà de' Romani, l'affezione dei quali invano si sforzavano i Papi di cattivarsi con donativi anzichè per virtù meritarla. Dobbiamo dolerci che Giovanni di Salisbury, avendo scritto sopra tanti argomenti diversi, non ci abbia somministrata, in vece di tratti di morale e di erudizione, qualche notizia di sè medesimo, e de' costumi del suo tempo.
[177.] Hume's, History of England, vol. I, p. 419. Lo stesso autore, sulla testimonianza di Fitz-Stephen, racconta un atto di crudeltà, singolarmente atroce, commesso contro i preti da Goffredo, padre di Enrico II. «In tempo ch'egli (Goffredo) dominava la Normandia, il Capitolo di Seez avvisò di procedere senza il consenso del suo Signore alla elezione di un Vescovo. Goffredo ordinò che i Canonici e il Vescovo testè nominati venissero privati delle parti genitali, indi che sopra un piatto gli venisse portata la prova materiale dell'esecuzione della sentenza». Quegl'infelici aveano bene ogni ragione di lamentarsi del dolore e del pericolo di vita ai quali soggiacquero; ma poichè aveano fatto voto di castità, il tiranno non li privò che d'una ricchezza per essi inutile.
[178.] Trovansi negli Storici Italiani del Muratori ( t. III, p. 277-685) le Vite de' pontefici, da Leone IX insino a Gregorio VII, composte dal Cardinal d'Aragona, da Pandolfo da Pisa, da Bernardo Guido ec., che hanno tolte da autentici monumenti le narrate cose; e ho sempre avuta questa raccolta dinanzi agli occhi.
[179.] Le date che si troveranno a mano a mano in questo capitolo possono riguardarsi come citazioni degli Annali del Muratori, eccellente guida, da cui d'ordinario non mi diparto. Egli adopera e cita con magistrale sicurezza, la sua grande Raccolta degli Storici Italiani, divisa in vent'otto volumi, e benchè io l'abbia consultata, possedendo nella mia biblioteca un tale tesoro, ho fatto ciò per diletto, non per un bisogno che l'Autor degli Annali, coll'esattezza delle sue citazioni, mi avrebbe risparmiato.
[180.] Non posso a meno di qui trascrivere il seguente energico passo di Pandolfo da Pisa: Hoc audiens inimicus pacis atque turbator jam factus Centius Frajapane, more draconis immanissimi sibilans, et ab imis pectoribus trahens longa suspiria, accinctus retro gladio sine mora concurrit, valvas ac fores confregit. Ecclesiam furibundus introiit, inde custode remoto papam per gulam accepit, distraxit, pugnis, calcibusque percussit, et tamquam brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit; et latro tantum Dominum per capillos et brachia, Iesu bono interim dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et inclusit.
[181.] Ego coram Deo et Ecclesia dico, si unquam possibile esset, mallem unum imperatorem quam tot Dominos (Vit. Gelas. II, p. 398).
[182.] Quid tam notum saeculis quam protervia et cervicositas Romanorum? Gens insueta paci, tumultui assueta, gens immitis et intractabilis usque adhuc, subdi nescia, nisi cum non valet resistere (De Consideratione, l. IV, c. 2, pag. 441). Il Santo riprende fiato, continuando di poi in tal guisa: Hi invisi terrae et caelo, utrique injecere manus, etc. (p. 443).
[183.] Il Petrarca, nella sua qualità di cittadino romano, si fa lecito di osservare, che S. Bernardo, comunque santo, era uomo; che avea potuto lasciarsi trasportare dalla collera, e fors'anche pentirsi dopo del proprio impeto, ec. (Mém. sur la vie de Pétrarque, t. I, p. 330).
[184.] Il Baronio nel dodicesimo volume de' suoi Annali trova una scusa semplice e facile, separando i Romani in due categorie, di Cattolici l'una, di Scismatici l'altra. Spetta ai primi tutto il bene, ai secondi tutto il male che è stato detto di Roma.
[185.] Il Mosheim che dà conto delle eresie del dodicesimo secolo, nelle Inst. Hist. eccles. (p. 419-427), porta favorevole opinione di Arnaldo da Brescia. Ho fatto parola altrove della Setta de' Paoliziani (c. 54) seguendoli nelle loro migrazioni dall'Armenia fino nella Tracia e nella Bulgaria, nell'Italia e nella Francia.