[321.] La lettera, colla quale il Rienzi giustifica la condotta tenuta verso i Colonna (Hocsemio, presso Du Cerceau, p. 222-229), svela al naturale un mariuolo ad un tempo ed un pazzo[322].
[322.] Trovo un concetto affatto identico nel Cantore del Ricciardetto.
«E v'è un misto di matto e di briccone.»
(Nota dell'Ed.)
[323.] Rienzi, nella lettera che abbiam citata poc'anzi, attribuisce a S. Martino il Tribuno e a Bonifazio VIII, nemici della Casa Colonna, a sè medesimo e al popolo romano, la gloria di questo combattimento, che il Villani (l. XII, c. 104) trasforma in una regolare battaglia. Il Fortifiocca (l. II, c. 34-37) descrive partitamente e con semplicità il disordine del combattimento, la fuga de' Romani, e la viltà di Rienzi.
[324.] Parlando della caduta della famiglia Colonna, intendo qui solamente quella di Stefano. Il Padre Du Cerceau confonde spesse volte il padre ed il figlio. Dopo l'estinzione del primo ramo, questa Casa si è perpetuata ne' rami collaterali da me non conosciuti in un modo abbastanza esatto. Circumspice, dice il Petrarca, familiae tuae statum, Columniensium domos: solito pauciores habeat Columnas. Quid ad rem? Modo fundamentum stabile, solidumque permaneat.
[325.] Il Convento di S. Silvestro era stato fondato e dotato dai Cardinali della Casa Colonna a favore di quelle loro parenti che volessero abbracciare la vita monastica, e la stessa Casa Colonna continuò sempre a proteggerlo. Nel 1318 le religiose erano in numero di dodici. Le altre figlie di questa Casa aveano la permissione di sposare i lor cugini in quarto grado, dispensa fondata sul picciolo numero delle nobili famiglie romane, e sulle strette loro parentele (Mém. sur Pétrarque, t. I, p. 110; t. II, p. 401).
[326.] Il Petrarca scrisse alla famiglia Colonna una lettera piena di ricercatezza e di pedanteria (Fam., l. VII, epist. 13, p. 682, 685). Vi si vede un'amicizia annegata in mezzo al patriottismo. Nulla toto orbe principum familia carior; carior tamen respublica, carior Roma, carior Italia.
«Je rends graces aux Dieux de n'être pas Romain.»
[327.] Polistore, autore contemporaneo che ha conservati molti fatti originali, nè privi di vezzo per gli eruditi (Rer. Ital., t. XXV, c. 31, p. 798-804), accenna oscuramente questa assemblea, e le opposizioni che trovò il Rienzi nella medesima.