[328.] Il P. Du Cerceau (p. 196-252) ha tradotti i Brevi e le Bolle di Clemente VI contra il Rienzi seguendo gli Annali Ecclesiastici di Oderico Rainaldi (A. D. 1347, n. 15-17-21) che trovò questi atti negli archivj del Vaticano.

[329.] Mattia Villani descrive l'origine, il carattere e la morte di questo Conte di Minorbino, uomo di natura incostante et sanza fede. Era stato avo del Minorbino un astuto notaio che arricchitosi delle spoglie de' Saracini di Nocera, comperò indi la Nobiltà. V. il suo imprigionamento, e gli sforzi fatti a pro del medesimo dal Petrarca (t. II, p. 149-151).

[330.] Mattia Villani (l. II, c. 47; l. III, c. 33-57-78) e Tommaso Fortifiocca (l. III, c. 1-4) narrano le turbolenze accadute in Roma fra l'intervallo della partenza e del ritorno del Rienzi. Non mi sono fermato sulle amministrazioni del Cerroni e del Baroncelli che imitarono unicamente il Rienzi, loro modello.

[331.] Lo zelo di Polistore, l'Inquisitore dominicano (Rer. ital., t. XXV, c. 36, p. 819), ha, non v'è dubbio, esagerato queste visioni, non saputesi nè dagli amici, nè dai nemici del Rienzi. Se questi avesse affermato, che il Regno dello Spirito Santo sottentrava in vece di quello di Cristo, che la tirannide del Pontefice doveva essere abolita, non si sarebbe tardato a convincerlo di eresia e di ribellione, senza dar disgusto al popolo di Roma.

[332.] La maraviglia, e quasi gelosia, del Petrarca è una prova, se non della verità di questo fatto incredibile, almeno della buona fede di chi lo racconta. L'abate di Sade (Mém. t. III, p. 242) cita la sesta epistola del lib. decimoterzo del Petrarca; ma egli ha consultato il manoscritto reale, non l'edizione ordinaria di Basilea (p. 920).

[333.] Egidio, o Gille Albornoz, Nobile spagnuolo, Arcivescovo di Toledo, e Cardinale Legato in Italia (A. D. 1353-1367), restituì coll'armi e col consiglio l'autorità temporale ai Pontefici. Sepulveda ne ha scritta la vita; ma il Dryden non ha potuto ragionevolmente supporre che il nome di Albornoz, o di Volsey fosse pervenuto all'orecchio del Mufti della tragedia del Don Sebastiano.

[334.] Il P. Du Cerceau (p. 344-394) ha tolta da Mattia Tillani e dal Fortifiocca la sua relazione sulle azioni e la fine del Cavaliere di Montréal, vissuto da ladro e morto da eroe. Capo di una compagnia libera (la prima di queste bande che avesse ancora desolata l'Italia) si arricchì e divenne formidabile; aveva impiegato danaro in tutti i banchi, e a Padova, solamente, sessantamila ducati.

[335.] Il Fortifiocca che non si mostra nè amico, nè nemico del Rienzi, ne racconta con tutte le particolarità (l. III, p. 12-25) l'esilio, la seconda amministrazione e la morte. Il Petrarca che amava il Tribuno, intese con indifferenza la morte del Senatore.

[336.] L'abate di Sade descrive in piacevole modo, e attenendosi allo stesso Petrarca, la fiducia e le speranze deluse del Poeta (Mem. t. III, p. 375-413); ma il maggior cordoglio, benchè il più nascosto, fu per lui la corona che il Poeta Zanubi ottenne dalle mani medesime dell'Imperatore Carlo IV.

[337.] V. nell'Opera aggradevole ed esatta dell'abate di Sade le lettere scritte dal Petrarca, nel 1334, a Benedetto XII (t. I, p. 261-265), nel 1342, a Clemente VI (t. II, p. 45-47) e nel 1336, ad Urbano V (t. III, p. 677-691); l'elogio dell'ultimo di questi Pontefici (p. 711-715), l'apologia del medesimo (p. 771); e si consulti (Opp. p. 1068-1085) ove si rinverrà il parallelo pieno di fiele che il Petrarca instituisce fra il merito della Francia e quel dell'Italia.