[1] Sicarj si chiamavano i terroristi ebrei che volevano spinger la resistenza alla signoria straniera sino all’estremo e con tutti i mezzi. I Vangeli, se non erro, vi alludono.

[2] Udremo fra non molto Plinio, qualificare gli Esseni col nome di gente che non muore mai, e tra cui niuno nasce.

[3] A quai paesi corrisponde la nordica regione del Caucaso? Se io non vado errato, ai paesi anticamente conosciuti sotto i nomi di Frigia e Bitinia. E questi paesi che nomi recano nella Santa Scrittura? Null’altro, dice il Bochart, e dopo di esso autori parecchi, che quello di Aschenaz. E per quanto Askenaz suoni diverso nella lingua ultima dei Rabbini, e nel valore che l’uso da lungo tempo gli annette, quello cioè di Germania; nonostante, ai Dottori, organi veri, legittimi di tradizione, non mai avvenne usare per Germania Askenaz. Che dico? Sono essi per contro che il suggello appongono alla Interpretrazione del Bochart, e tutto il peso vi aggiungono del numero e della tradizione. Abbiamo detto, non è molto, il Parafrasta di Gerusalemme tradurre Aschenaz per Asia: ora non è egli solo che all’uopo ci ajuti. Egli è il Rabba, che l’Askenaz della Scrittura ci presenta in Asia. Egli è altresì il Talmud di Gerusalemme, che Asia egualmente sostituisce ad Askenaz. Non basta: ma, cosa più sorprendente, vi ha un nome d’un popolo tra i figli di Jafet e tra i popoli Giapetidi, che il nome reca di Tubal. Ora, o signori, che cosa è Tubal? Bitinia, vi risponde aperto il Talmud Jerosolimitano; Essenia, vi risponde aperto egualmente il Medras. Duplice asserzione che a vicenda si rischiara, che a vicenda s’illustra, che ci rimena col pensiero alla Bitinia, che, secondo Tolomeo, il Klaproth e il Dubois, fu specialmente contrassegnata col nome di Asia. Egli è, insomma, quel cumulo maggiore di prove che sia lecito desiderare onde mettere in sodo la esistenza di una particolare regione denominata Asia, e per giustificare il Talmud.

[4] Si dice, è vero, Scuola eleatica, cirenaica ed itala; ma non si dice, od appena, eleati, cirenaici ed itali.

[5] Vi sono alcuni testi rabbinici antichi, che farebbero credere essere stati piuttosto i discepoli di Zadoc e Baitos, ch’eglino medesimi, i fondatori delle sètte di questo nome. Ma posto ciò eziandio, riman ferma la esistenza storica di Baitos, e la derivazione da esso del nome della setta. Quanto ai Sadducei, setta a questa collaterale, la critica moderna si è permessa da poco in qua un congetturare senza limiti e senza freno. Lo spirito caraitico e antitradizionale che informa alcuni distinti suoi corifei, fece trovare nel nome di Sadducei un senso eminentemente encomiastico, facendolo derivare da Zaddik, giusto. Altri fece risalire i Sadducei a Zadok, antico sacerdote a’ tempi di Salomone, e vide per conseguenza in essi un partito sacerdotale. Il Sig. Renan, nella recente sua opera Vie de Jesus, fece altrettanto rispetto al Baitusei, che volle derivati da un Böethus pontefice di questo nome. Sarebbero, dunque, e Sadducei e Baitusei della famiglia sacerdotale. Qualunque sia il fondamento di questa congettura, egli è certo che il sacerdozio costituiva ai tempi di G. C. un partito ostile ai Farisei, tanto per le tendenze politiche, quanto per le dottrine religiose. E di ciò abbiamo autorevoli documenti nel Talmud, nè il sig. Renan ne dissente minimamente. Solo ci pare ch’ei non tragga tutte le conseguenze che da questo fatto derivano, nella discussione dei grandi problemi ch’ei si è proposto. Ma qui non è luogo a parlarne.

[6] Il nome talmudico Baitos è identico al Bœthus pagano. Vi fu un Bœthus stoico, contro cui scrisse Porfirio un Trattato sull’Anima. V. Enneades de Plotin, trad. par Bouillet: Paris. Vol. II, p. 68.

[7] Il Talmud è pieno di allusioni alla setta dei Baitusei; e quanto di essa si legge, delle dottrine e costumanze, nulla offre di analogo a quanto sappiamo d’altronde di certa scienza intorno la società degli Esseni.

[8] L’illustre sig. Frank, autore della Kabbale, notò a buon diritto come nella identificazione suprema dell’Essere e del Pensiero precorresse la Teologia ebraica alle ultime dottrine prevalse in Germania. Ciò che ci reca ad una più alta antichità, che ne fa risalire alle Bibliche sorgenti, e che perciò stesso rivela nelle viscere dell’idioma biblico l’arcana dottrina teosofica che per entro vi circola, è questa sinonimia profonda di Essere e Pensiero nella radice Ies, onde qui si discorre. In un ordine poco diverso d’idee abbiamo, nel verbo Iadah, conoscere, un’altra non meno ammirabile sinonimia di Conoscenza e Amore. Noi renunciamo a citare il nome di Benedetto Spinosa, e ciò che nella sua Etica pertratta. È noto come i due attributi della Sostanza sieno per esso il pensiero e la estensione; e ciò che vi ha di acroamatismo ebraico nelle dottrine di Spinosa, ciò che costituisce la sua deviazione dall’acroamatismo ortodosso, ci studiammo di porre in luce in un articolo in idioma francese dettato, nel quale prendemmo a rilevare alcune mende nelle quali ci sembrò incorrere l’illustre sig. Emilio Saisset, nell’egregio suo lavoro pubblicato dalla Revue de deux Mondes intorno a Maïmonide et Spinosa.

[9] Solo nel secolo scorso, e tra gli Enciclopedisti sarebbe suonata una eresia filologica l’additare nell’Ebraico l’origine di un vocabolo greco. Erano costoro così lungi dall’immaginarne perfino la possibilità, che tra le più speciose obbiezioni che mossero contro la originalità e santità delle sacre scritture, sì fu il nome di Giove pagano, che dissero origine e modello del nome ineffabile del Dio d’Israel, senza riflettere che gli Ebrei avrebbero dovuto andare a cercare il tipo immaginario non già in Grecia ove Giove ebbe nome Zeus, ma in Roma, anzi in Etruria, sin dove lo raggiungono gli studj moderni. Per essi, il Sole delle origini non sorgeva più dall’oriente; e bene stava cotesto ragionare in bocca di chi cantò per Caterina Seconda:—

C’est du nord qu’aujourd’hui nous vient la lumière.