Egli aveva lunga pezza meditata e fatta sua la sentenza di Franklin, il quale c’insegna esser debito nostro d’onorare il mare, non solo come fonte inesausta di materiali vantaggi, ma eziandio come educatore possente del sentimento morale. Quanto l’umano intelletto, ei pensava, non si è affinato nel veleggiare l’oceano! Quanto le sue facoltà non si rinfrancarono nel combattere contr’esso! Di quai severi ed utili insegnamenti non ci fu dispensiero! Qual tesoro di cognizioni, d’esperienza e di saggezza dovè l’uomo acquistare, anzi che egli potesse spiegar le sue vele sulla distesa dell’acque, solcarle colle sue navi per ogni verso, esplorare le coste irte di promontorî e di bricche, misurarne le sterminate voragini, tramutare infine l’Atlantico, sto per dire, in una strada ferrata! Eppure v’ha qualche cosa di più sublime che il mare istesso, e questa eziandio è opera sua: la potenza intellettiva che il mare ha svolto in coloro che a lui s’affidarono, fino al giorno in cui lor fu dato di stendere la vittrice mano sulla sua ondosa criniera, e calcolare, quasi problema algebrico, il cerchio annuale de’ suoi turbini, sottoposti pur essi ad un movimento di rotazione e a una legge indeclinabile, al pari di quella che governa il corso delle comete e degli astri.

Assorto in questi pensieri, ei divisava continuo il modo di migliorare le condizioni della gente di mare, e rigenerarla a nuova vita. E invero i nostri marini, dal capitano fino all’ultimo mozzo, quanto erano valenti di braccio e capaci di governare per sola pratica una nave fra traversie d’ogni fatta, altrettanto andavano quasi digiuni di quelle cognizioni scientifiche, che pur si richieggono a formare un intrepido capitano, un destro pilota, un buon marinaio. Oggidì l’arte nautica è una scienza, anzi un complesso di scienze difficilissime, le quali hanno il lor fondamento non tanto sull’esercizio del navigare, quanto eziandio sopra i libri. Ed ei, lo Schiaffino, che gran parte della sua giovinezza avea speso sui legni americani ed inglesi, e conosciuto di quanto sapere andassero forniti i loro equipaggi, non potea mandar giù in santa pace la crassa ignoranza, che in Italia ancora offendea la gente dedita al mare.

Inoltre; le povere condizioni del semplice marinaio lo affliggevano d’assai; poichè se è a sperare, ei pensava, che le molte scuole nautiche, ond’è ricca l’Italia, possano dare al paese una generazione di naviganti che risponda alle necessità odierne, e tale da rivaleggiare colle altre nazioni, il misero marinaio che non può usare a tale scuole, e che va privo perfino dei primi elementi di lettere, trarrà sempre povera e grama la vita. Così questa classe tanto benemerita de’ nostri commerci, di costume integro ed onesto, fiera come leone e in un mansueta al pari d’agnello, esempio d’ogni virtù religiosa e domestica, questa classe che incallisce sul remo e il più del tempo disgiunta da cari suoi, si mitre di un frusto muffito per raggranellare di che sostentare la moglie diletta e i figliuoli, non troverà mai chi la sollevi alla vera dignità di uomo.

I suoi disegni d’avvantaggiare le sorti dei marinai e di educarli possibilmente alla scienza, erano in lui raffermati da quotidiani avvenimenti che vieppiù lo accendeano nella sua fede.

Lungo la spiaggia di Sori sorge a uscio e tetto un abituro, che diresti privo di ogni ben di Dio. È notte alta; sovra un nudo giaciglio dormono tre fanciulletti, a cui sonni veglia una madre ancora giovane d’anni, ma pallida e rifinita dalle protratte vigilie. Com’è stile delle donne delle nostre costiere, essa è intenta a condurre innanzi alcuni merletti; senonchè più che al lavoro, corrono i suoi sguardi a specie lare il sinistro aspetto del cielo, che poteva affissare dall’aperta finestra. E l’orizzonte mostravasi tetro e il mare a montoni, cagione a quella misera d’infinita amarezza, certa qual era che in quelle acque aveva l’istesso giorno dato fondo il naviglio, che dopo un anno di lontananza recava alle sue braccia uno sposo adorato. Ella vedea con terrore alla luce de’ lampi l’agitarsi d’una nave in contrasto co’ flutti; e quando il vento per brevi istanti taceva, pareale udire le strida de’ marinai invocanti soccorso. E allora cacciato a terra il suo tombolo, accendea prestamente una lampada ad un’immagine sacra che pendea sopra il capezzale, e svegliati di botto i figliuoli traeali innanzi a quella dicendo fra i singhiozzi—pregate, viscere mie, pregate la Madonna di Monte Allegro che vi renda salvo il genitore—.

E pregavano quegli innocenti levando al cielo le loro manine, mentre appunto il furore dell’onde e gli schianti del vento si faceano maggiori. Ed ella guardava lontan lontano sul mare, quando un lampo illuminando di tetro bagliore la solitudine dell’acque, le lasciò scorgere un uomo che disperatamente lottando co’ flutti tentava afferrare la sponda. Il cuore le balza nel petto: una voce interna le grida—è quegli il tuo sposo—. E forsennata di gioia cade innanzi all’immagine di Nostra Donna; indi strettosi al seno il minor de’ figliuoli e gli altri traendo per mano, scende deviata alla spiaggia per raccogliere nelle sue braccia l’uom del suo cuore. Infelice! Un immane maroso le sbatte a’ piedi un cadavere.

Traeano in quella da’ vicini casolari alla riva non pochi marinai, desiosi di recare, se lor tornasse possibile, un qualche soccorrimento alla nave, che dai fatti segnali argomentavano versasse in grave pericolo. Ma intanto un nodo di vento la mandava ad infrangersi contro gli scogli del litorale. Miserabile vista! Il corpo del naviglio giaceva a metà sepolto ne’ flutti; il fianco di dritta sfondato, gli alberi e i pennoni divelti, distrutto il traverso, i pavesi recisi, infranta la ruota di poppa. Tutti i naviganti per altro, stante la vicinanza del lido, ebbero salve le vite, da quello infuori, che smanioso di scendere a terra, volle tentare a nuoto l’arduo tragitto.

Non è a dire se i marinai accorsi alla riva si adoperassero a pro’ di que’ sventurati. Senonchè vista la salma del loro compagno, e accertatisi che ne’ suoi polsi non batteva più vita, lo tennero bello e spacciato; pur alcuni per tentare un’ultima prova, lo sospesero in guisa che dovesse dar fuori l’acqua ingollata. Altri s’adoperarono attorno alla donna, che uscita de’ sensi per avere in quel naufrago riconosciuto il proprio consorte, venia trasportata in un co’ figlioletti nella sua casicciuola.

Die’ la sorte che mentre appunto que’ marinai, tenendo bocconi il sommerso, tentavano di fargli rigettar l’ acqua dal petto nella speranza di rivocarlo alla vita, si recasse in quel luogo Emilio Schiaffino, disceso anch’egli alla spiaggia per veder modo di provvedere alla salvazione di coloro che avean fatto naufragio. E vista quella buona ed ignara gente affaticarsi in così misera guisa intorno all’annegato, battendosi fieramente la fronte—non vedete, gridava, ch’egli è questo appunto il modo di soffocarlo?—E fattolo recar senza indugio nel vicino tugurio—ciascuno attenda, diceva, al modo che àssi a porre in opera nel soccorrere gli asfitici per sommersione. Ho fede che in manco d’un’ora questo cadavere sarà reso alla vita—. I marinai si ricambiavano dubitosi uno sguardo e taceano.

Ei cominciò a farlo spogliare tagliando le vesti madide e ricercando se avesse lesioni in qualche parte del corpo. Indi fattolo collocare orizzontalmente sur un letticiuolo, e avvoltolo in coperte di lana, inclinavalo alcun poco dal lato destro, e trattane la lingua fuor della bocca, la mantenne così sporgente per mezzo di un anello elastico, di cui egli andava munito, e che affisse sulla lingua medesima e sott’esso il mento, collo scopo evidente di riattivarne la respirazione artificiale. Ciò fatto, postosi dietro il corpo del naufrago, afferrò d’ambo i lati la parte superiore del braccio presso la spalla, e così saldamente tenendolo, prese a tirare a se spalle e braccia, sollevandole alquanto e riconducendole quindi nella prima lor posizione. Questa operazione diretta ad effettuare energici movimenti di inspirazione e di espirazione ripetè lungamente, ma pur senza effetto di sorte alcuna. Senonchè egli aveva troppa fede nei risultamenti della scienza per porne l’esito in forse, e ben sapea per innumerevoli esempi, che spesso occorrono parecchie ore d’applicazione ordinata e metodica dei mezzi di soccorrimento, quando in ispecie la estrazione del naufrago è assai ritardata.