—Che è accaduto, o voi?—domandò improvvisamente Flora, buttando all'infuori le due persiane, che suonarono come due colpi di pistola. E tutti trasalirono a quella voce.

—Chi è che sta male? Chi è che è morto?—Vedendo che non sapevano rispondere, scese a volo. Sulla scala s'incontrò nella Nunziata, che ebbe a pronunciare confusamente le parole di Ezio, duello, signora maritata, come le aveva raccolte nella bottega del fornaio.

—Che cosa è stato? un duello? un duello per causa di quella donna? o grave? dov'è? l'hanno ucciso?—

S'erano radunati nello stretto corridoio della scala, all'appoggiatoio della quale Flora stava attaccata per non cadere. Alle troppe domande rispondeva crudelmente l'imbarazzo e il silenzio dei presenti. Fu il Cresti che uscì finalmente a dire:—Nessuno è morto: solamente una ferita leggera…

—Il vostro spavento dice di più: no. Ezio è in pericolo… Datemi quel telegramma che avete ricevuto…

—È inutile: è un duello come se ne danno tanti, o Dio…—ripetè il
Oresti.

—Datemi quel telegramma…—balbettò la fanciulla con tono oppresso e con un tremito delle labbra, che disegnò sulla sua bocca un brutto sorriso.

Il Cresti esitava: ma Flora gli si avventò contro e gridò:—Allora è segno che l'hanno ucciso…

—No, per bacco! ecco qua… è un caso un po' grave… ma, ma…

Flora, tolto di mano a Cresti il dispaccio, corse avidamente cogli occhi sulle parole.