E i nuovi arrivati trassero anche loro quel fiato, che da tre ore pesava loro sul cuore. Massimo cercò un'altra volta la mano di donna Vincenzina, mormorando:—C'è una provvidenza.

—È salvo? sarebbe stato troppo orribile ve'…—pronunciò con brusca franchezza il Cresti, lieto di sentir anche il suo cuore libero e contento. E come se si sentisse salvo anche lui dopo un passo scabroso, da questo momento fu il più agile e il più ciarliero.

—Non c'è pericolo, ma intendiamoci, il caso è sempre grave—continuò il Bersi, mentre faceva segno a una carrozza a due cavalli di avvicinarsi.

—Dove si va?

—Mezz'ora fuori di città a una villa che potremo tenere a nostra disposizione fin che sarà necessario. Per ora l'infermo non è trasportabile.

—Dove si sono battuti?

—In una villa in vendita.

—Lo avete fatto una bella réclame—conchiuse il Cresti, che sentiva arrivata l'ora di agitar l'aria e di far coraggio anche a Massimo, che pareva asfissiato.

—In mezzo alla sua disgrazia, Ezio ebbe la fortuna che fosse da ieri arrivato all'Hôtel Excelsior un famoso chirurgo dell'esercito russo, che gli levò il proiettile senza farlo troppo soffrire.

—Dove fu ferito?—chiese il Cresti, socchiudendo gli occhi quasi per non voler vedere la risposta.