—Anche i santi sentono le tentazioni e si starebbe freschi noi poveri peccatori, se Dio non dimenticasse volentieri i nostri peccati.
—Sai che ti ho proibito di parlarmi di Dio e del tuo clarinetto….
Non son cose che si possono risolvere in una carrozza. Ora vado in
Borsa, poi torno al Rebecchino e ti dirò quello che avrai a fare; ma
non voglio essere seccato.
—Il vino lo preferisci bianco, Sam?—disse il vecchietto, mentre scendeva alla porta dell'albergo.
Mentre la carrozza, continuando la sua corsa, portava il barone al palazzo della Borsa, il sor Paoleto scriveva due righe nell'ufficio dell'albergo e le faceva spedire in via del Gesù. Vedendo il direttore, gli disse:—Il barone Hospenthal verrà qui a pranzo colla sua signora. Vorrei un salottino solo per noi.—
Il nome del barone non era ignoto al Rebecchino e le cose furono combinate in modo da accontentare lo stomaco più schifiltoso. Brodo liscio in principio: costoletta ai ferri con risottino bianco poco cotto: un quarto di dindo lessato e un fritto di pesce persico senza maionnese. In quanto al vino, dopo una breve discussione il sor Paoleto si fermò su un Monte Orobio secco, profumato, un vero tesoro nazionale che se fosse francese, gl'inglesi pagherebbero venti lire la bottiglia.
Ersilia arrivò cinque minuti prima che il barone tornasse dalla Borsa, il tempo necessario perchè il padre diplomatico la mettesse a parte delle cose.
—Gli ho detto che tu non eri a Milano. Se devo giudicare dall'umore, direi che anche questa volta non è mal disposto. Ma vuole delle promesse, è nel suo diritto e tu glie le devi fare solenni e mantenerle poi. È buono, povero Sam; è peccato disgustarlo. Devi anche riflettere che gli anni passano per tutti e due, senza contar me che sono già un fico secco e che, quando tu me l'avessi disgustato per l'ultima volta, si potrebbe andar a sonar la chitarra per le piazze.
Cinque minuti dopo i coniugi Hospenthal erano nelle braccia l'uno dell'altro. Essa avviluppò così improvvisamente il suo Sam nelle sue moine, lo intenerì così bene colle sue lacrime e co' suoi baci, che il furore già non troppo armato del barone si lasciò disarmare del tutto. Egli aveva bisogno di essere soggiogato. Se a quel tesoro di carezze e di tenerezze non osava rinunciare senza patimento prima, quando si sentiva più svogliato e malato, meno sentiva di potervi rinunciare ora che provava il gusto di vivere come non aveva provato mai.
—Bene, bravi: ecco tutto finito….—conchiuse il sor Paoleto.—Non lasciamo venir freddo il brodo.