—Cattivo!—interruppe essa, guardandolo con aria di rimprovero.—Perchè dite queste cose?

—Perchè ora le possiamo dire senza soffrire, come si raccontano le storie dell'Antico Testamento. Io non avrei potuto offrirvi una grande protezione, ma si sarebbe combattuto insieme.

—Questo non era possibile.

—Ecco quel che mi ha fatto più soffrire. Voi non avete avuto abbastanza fede in me.

—No, Massimo; tra me e voi… ma perchè volete farmi parlare? che giova risuscitare queste cose morte? io non ho potuto non sposare vostro fratello, ecco tutto: così ha voluto mio padre.

—Vostro padre avrà avuto dei torti, ma non fu mai un tiranno. Amabile egoista, questo sì, ma non tiranno.

—Amabile egoista—avete trovata la giusta definizione; ma egli ha sbagliato e io ho pagato, ecco tutto. Perchè volete farmi parlare di più?

—Perchè vorrei persuadere me stesso che non sono stato troppo vile e che non ho meritato il mio castigo.

—Chi fu più castigato di noi due, Massimo?—chiese donna Vincenzina, sollevando i suoi grandi occhi umidi.

Egli pure respingendo una leggera onda di tristezza, che minacciava di travolgerlo:—Sta bene—disse—siamo stati castigati entrambi: ma perchè mantenere fra noi due un mistero? non sarebbe più bello che i nostri cuori si vedessero innocenti anche a traverso alla nostra sventura? perchè volete ch'io dubiti fino alla morte ora di me, ora di voi? Se i morti hanno avuto dei torti, a noi non manca ora la pazienza di perdonarli.