—Io ho sempre amato Ezio come un figliuolo.

—È vero. Avesse egli corrisposto con altrettanto affetto! Ora che la sventura l'ha colpito così tremendamente, credete ch'egli saprà trovare quella ricchezza di cuore di cui voi avete bisogno? Già sacrificata una volta all'egoismo del padre….

—Vi proibisco di parlare, Massimo—fece donna Vincenzina, posando una mano sulla mano di lui.

Massimo chinò la testa e stette un istante in silenzio. Fu essa la prima a riprendere la parola dopo un lungo intervallo, durante il quale gli occhi avevano a lungo contemplata una stella.

—Voi che cosa mi consigliereste di fare?

—Una cosa semplicissima, Cenzina—disse Massimo con una tenerezza che ricordava nel suono e nelle parole un'antica famigliarità.—Che si sia in due a portare questa croce.

—Oh sì… io faccio affidamento sul vostro aiuto, Massimo—disse lentamente.

—Ma io potrei ripartire, capite? quando fossi vostro, tutto vostro,
Cenzina….—

Essa non rispose. Come se un improvviso malore l'assalisse posò la testa sul braccio appoggiato al balaustro di sasso e lasciò che il vecchio amico portasse la sua mano alle labbra. Ve la tenne un pezzo il vecchio amico e la bagnò di lagrime calde che uscivano dal vecchio cuore.

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