Fu il primo Ezio a svegliarsi e chiamò Andreino che dormiva in un letto accanto.

—Ho sentito sonar le tre all'orologio del corridoio. Aiutami a vestirmi: noi dobbiamo essere su qualche altura prima che il sole metta fuori le corna. Voglio respirare la brezza dell'alba, la buona brezza che sveglia gli uccelli e gli alberi: voglio lavarmi gli occhi nella rugiada e ricevere in viso il primo raggio di sole, riceverlo puro attraverso alla pura atmosfera.—

E su questa intonazione, in cui non avresti saputo discernere quanto di enfatico egli mettesse per sostenere i dolori del suo spirito, seguitò a discorrere finchè Andreino non fu pronto ad accompagnarlo.

—Ora sta zitto, perchè a quest'ora i cristiani dormono—gli disse il contino.

—È buio?

—Buio pesto. Appoggiati al mio braccio e sta attento a fare gli scalini che ti conto. Troveremo qui abbasso il portier che ci aspetta.

—Non lo voglio: andiamo soli, Andreino.

—Ma io non conosco queste strade.

—Non fa nulla. Menami fuori, all'aperto, in una di queste vicine alture. Ho bisogno di respirare un'aria alta. Poi ti dirò quel che dovrai fare. Tu mi vuoi bene, Andreino: tu sei stato per me in questi giorni più che una sorella.

—Oh senti, se non hai nulla di meglio da contarmi, lascia stare anche i complimenti. Eccoti invece un buon bastone di montagna che ti aiuterà a trovare la strada. È buio anche di fuori, come se si fosse in una cantina.