—È buio? è proprio buio? Oh com'è fresca l'aria qui fuori—esclamò il giovane, vagolando sul piazzale—questa vien dal lago. Che silenzio di chiesa! dormono tutti?
—Non sono ancora le quattro.
—È nuvolo?
—No, ci sono le stelle.
—Allora questa è rugiada….—disse Ezio, tenendo alto il viso.—Andiamo bene di qua?
—Ieri sera mi son fatto insegnare un sentiero che mena alla capannuccia detta des artistes: di là dicono che si domina tutta la valle.—
I due giovani cominciarono a salire per un viottolo spianato che s'internava con arte nelle fitte ombre d'un bosco di faggio. Già il biancore primo dell'alba andava rompendo il cielo dietro le creste e un primo alito di luce animava insieme alla brezza la trama degli alberi. Qualche frullo d'ala usciva all'avvicinarsi dei loro passi. Ezio camminava appoggiato pesantemente al braccio dell'amico: ma di tratto in tratto arrestavasi e alzando il bastone in atto di protesta gridava:—Sei sicuro che di quà si va bene? mi pare invece che si discenda nella valle.
—C'è quì un cartello colla freccia che insegna la strada.
—Dov'è questo cartello?
—L'abbiamo di poco passato.—