Si ripigliava il cammino. Ezio a un punto si distaccò dalla sua guida:—Voglio provare a camminare da me. La strada è molle come un tappeto. Direi che quasi comincio a veder qualche cosa. Di', non c'è lì in faccia una fontana con un cavallo che beve?

—Dove?—chiese Andreino imbarazzato.

—Lì, in mira al mio bastone. Un bel cavallo bianco.

—Ah sì… è una grossa rupe.

—C'è però qualche cosa di bianco.

—Sì, una macchia di granito.—Non c'era nulla: ma il giovine cercava di secondarne le allucinazioni per tenergli alto lo spirito.

Ripresa la strada e usciti dal bosco, cominciarono a montare sul bel sentiero che sale il dosso erboso del monte. Sentendo un mormorìo d'acqua, Ezio volle arrestarsi a bere. S'inginocchiò sull'erba, stese la mano al rigagnolo, bevette nei palmi di quell'acqua diaccia, se ne bagnò il viso, la testa, s'inebriò di quella freschezza.

Cominciava ad albeggiare. Le creste si colorivano di rosa: il cielo diventava sempre più turchino, il verde dei vecchi boschi, meno oscuro, più ridente il verde dei prati: rumori vaghi e indistinti uscivano dai cespugli, dalle piccole siepi: e più acuto si sollevava l'odore dei muschi e delle erbe selvatiche. Il fondo delle valli continuava a restare immerso in una fredda e nebulosa oscurità, mentre si andavano via via accendendo le vette più alte, dapprima le nevose che pigliavano una chiarezza rosea di carnagione viva, poi le altre ferrigne e taglienti, che si rinforzavano nella luce, più tardi ancora i greppi, i dirupi, che parevano scostarsi per lasciar adito all'incanto luminoso dei pascoli, coi casolari alpestri raggruppati in un lieto disordine. Uscivano di mano in mano dai fuggenti vapori, come da veli lacerati e scossi, gli spacchi dei laghi, movevansi le ondulazioni delle colline lontane, svegliavansi al tocco insinuante della luce i borghi fitti di case, ridevano i poveri villaggi adunati alle falde e un intimo affetto univa la terra, patria dei dolori e il cielo, patria delle serene speranze….

Ezio andava avanti, prudentemente, alzando la faccia contro la brezza, aspirando quei profumi, raccogliendo quei suoni, sentendo intorno a sè il ritorno del solo, indovinando colla fantasia la bellezza delle cose: ma un cerchio di ferro cingeva il suo capo.

—Ah….—fece una volta, aprendo la bocca a un grido, che morì soffocato dall'angoscia mortale.—A te lo posso dire, perchè sei un uomo ragionevole. O mi tiran fuori di questa cantina o la faccio finita….