In quel momento una stella cadente attraversò lo spazio e parve spegnersi nelle acque.
Ah sì: la tela cadeva sopra un dramma assai triste e inconcludente. Ezio, fuggendo davanti a lei, per timore di intralciare la via de' suoi doveri, aveva inconsapevolmente portato con sè la ragione del suo sacrificio. Nè essa poteva tornare indietro a dar la vita a speranze deluse, nè poteva continuare a fabbricarsi delle illusioni. Con parole crude si dovrebbe dire che essa non poteva restituire a Cresti l'elemosina che Ezio sdegnava di ricevere.
Nessun epilogo poteva essere più triste; ma la storia dei nostri mali non è mai ragionevole. Era a sperare che il tempo rinnovasse in lei nuovi desideri di bene; ma intanto non poteva proibire a sè stessa di piangere.
Le lagrime scendevano mute e calde, mentre gli occhi cercavano le stelle nel cielo.
La notte si faceva sempre più oscura su quel mare oscuro, che nella sua placidità conteneva la forza di tante tempeste.
Piangeva ancora in silenzio, quando le parve di sentire parlare nel giardino. Credendo che fossero gli zii di ritorno, si asciugò in fretta gli occhi e il volto e cercò di raccogliere tutte le forze di cui aveva bisogno in quel momento.
—Venga avanti, signora—diceva la cameriera, precedendo col lume una signora imbacuccata in una mantiglia pesante da viaggio, col volto coperto da un fitto velo.
—Signorina!—chiamò la ragazza, entrando nel salotto.
—Chi è?—chiese Flora, fissando gli occhi sulla signora forestiera.
—Sono io—disse questa, levandosi il velo dal viso.