—Hanno poco più di una settimana.

—Cari, cari! e mangiano da soli?

—Cari, cari—disse Ezio, risuscitando—e come si mangiano?

—Tu stai meglio morto…—gli disse Cresti, mettendogli la mano dura sul petto.

—Tu mi odii, o Cresti: lo sento, lo vedo: uno di noi è troppo sulla terra. Ti lascio la scelta delle armi.

—La scopa, la scopa—ribattè il misantropo, divincolandosi tra le strette di Ezio che cercava di fargli ballare un minuetto. Quando fu possibile avviare un discorso ragionevole, Cresti insegnò a Flora come dovesse trinciare minutamente delle foglie di cavolo, ammollarle nel latte in una scodella, e come dovesse a poco a poco imboccare i coniglietti. Poi volgendosi a Ezio, gli disse bruscamente:

—È arrivato tuo zio Massimo.

—L'ambasciatore della Bolivia? e perchè non viene ad abbracciare l'unico suo nipote?

—Verrà, verremo insieme, Ora è un po' stanco del viaggio.

Ezio tirò un poco in disparte la zia Matilde e abbassando la voce, domandò:—Questo mio zio doveva sposare la mia madrina, non è vero?