—Come sai questa storia?—esclamò essa, arrossendo e confondendosi.
—Ho trovato alcune lettere tra le carte del babbo; ma voi sapete che sono uomo di mondo capace d'intendere e di compatire.
La zia Matilde strinse la mano del giovane nelle sue e mormorò:—Son storie di altri tempi: storie morte o sepolte.
—Io non desidero che di voler bene a chi mi vuol bene,
—Bravo Ezio!—disse la zia con voce commossa. Improvvisamente il giovane si ricordò che per le undici e mezzo doveva trovarsi col Bersi e con altri amici del Comitato.
Il tempo gli era volato via più presto del solito quella mattina. Sentendo sonar mezzodì, scese la scaletta che dal giardino va alla riva e diede una voce ad Amedeo, che stava stendendo alcune reti al sole. Il giovinetto venne colla barca.—Addio, addio, e grazie di tutto…—gridò saltando nel legno e afferrando un remo.—A rivederci domani per il secondo capitolo; e tu, Cresti, non augurarmi una perfida morte. Saluti carissimi allo zio: ditegli che l'aspettiamo a colazione; sarà bene che veniate tutti quanti una di queste mattine.
—Addio, Pomponio Labeone—gridò Flora all'orlo dell'acqua, mentre cercava di allacciare colle mani dietro la nuca quel suo mazzo di bisce infocate dal sole.
La signora Matilde dall'alto del muro faceva addio colla mano indulgente, ancor commossa delle parole che il giovane aveva saputo trovare in fondo al suo cuore.
Quando si volsero per cercar Cresti, non lo trovarono più. Qualche cosa aveva offesa la sua nervosa suscettibilità, al solito; ma il buon Cresti era di quegli uomini che ritornano.