—No.

—Dei vivi?

—Nemmeno. Ho paura di me stesso.

—Tu sei un gran ragazzo. Ezio non sa capire perchè io non abbia ancora condotto il suo bravo zio d'America: e più aspetti, più dai a questa tua paura un significato che non ha,

—Allora andiamoci domani—disse finalmente Massimo dopo una lunga riflessione.

* * * * *

Massimo, fratello di Don Camillo Bagliani, più giovane di lui un certo numero di anni, poco prima della guerra del sessantasei aveva conosciuto in casa del Colonello Polony la bella Vincenzina Stellini, sorella di Matilde e se n'era perdutamente innamorato. Ma allora non era che un ufficiale in principio di carriera, sprovvisto affatto di fortuna, non in grado di pigliar moglie.

Matilde e Vincenzina Stellini, figlie di un umile cassiere della Tesoreria provinciale, eran cresciute in una casa molto modesta: e se proprio non avevan veduto la povertà, avevan vissuto in quelle piccole angustie che come un paio di scarpe strette fan più male che l'andare a piedi nudi. Ma belle e piacenti, trascinate dal padre, vecchio gaudente, alle feste di tutti i carnevali torinesi, trovarono per via la loro fortuna. Matilde sposò il conte Polony, uomo non più giovane ma di una grande amabilità, soldato valoroso, già in bella posizione e in via di andar più in su. Vincenzina, dopo alcuni anni, s'imbattè in Massimo Bagliani, che non potè sposarla subito, per mancanza di quel deposito che il regolamento chiede ai militari: ma promise di farlo appena le circostanze lo avessero permesso.

Massimo sperò nell'aiuto di suo fratello Camillo, che occupava già un grado autorevole nella magistratura. Pare che dell'asse paterno non ancora diviso una parte gli spettasse di diritto: ma c'eran contestazioni e liti da parte degli interessati per modo che non si potè far conto di questo denaro.

Forse Camillo non volle o non potè rendere allora dei conti, che non furono resi mai, nemmeno più tardi: forse Massimo non ebbe abbastanza forza d'insistere nel far valere il suo diritto: forse il suo fratello maggiore, coll'autorità che avea sempre esercitata nell'animo timido del giovane, gli dimostrò che alla sua età non gli conveniva intralciare una carriera sul principio, molto più che i tempi eran pieni di minaccie e che la guerra poteva scoppiar da un giorno all'altro… come infatti scoppiò.