Fu essa la prima a rompere i lacci: e lo fece respingendolo con lenta e rigida violenza. Era pallidissima, ma splendida di un amabile terrore. Si liberò da lui, scosse due volte quella sua chioma leonina, e scese a corsa la prima rampa della scala. Egli si tenne aggrappato all'inferriata. Dal pianerottolo, Flora mandò sulla punta della mano un gran bacio a lui e scese a precipizio a cercar la mamma, che vedendola così bagnata e scomposta, le avvolse la testa in uno de' suoi scialli di lana. La fanciulla andava ripetendo:—O mamma, che spavento…!—e lasciandosi andare sopra un canapè, premendo il suo cuore colle due mani, diceva a sè stessa:—mio cuore, che dolcezza!

Ezio rimase un pezzo avanti ai vetri della finestra su cui scorrevano le goccie come lagrime lunghe, sbalordito, pentito, seccato, in collera con qualcuno poco lontano, cogli occhi fissi all'uragano che si allontanava come un vincitore, ma veramente egli non vedeva nulla. Non vedeva il raggio di luce livida, che sprigionandosi dal nugolone nero, correva sulle creste della burrasca come un faro elettrico a illuminare la danza dei cavalloni bianchi e verdognoli. Quel raggio di luce solare, come se fosse mosso da una mano nascosta nel grembo della nube, si apriva a ventaglio e scendeva a illuminare le acque più lontane che brulicavano in un colore verdicino, si posava sulla montagna, schiariva d'un chiaror umido, e stinto le case, le ville che parevano immerse in una grande lontananza. Ezio non vedeva nulla, nemmeno gli uccellacci che volticavano nello spazio.

—Perchè l'aveva baciata?—Cominciava a capire d'aver commessa una bestialità. S'era lasciato trasportare anche lui come un gabbiano da un soffio temporalesco di passione, e ora se ne pentiva per tutti i corollari che la testina logica di Flora ne avrebbe tirati.

—Maledetta la saetta!—brontolò, movendo qualche passo per il corridoio, colle mani ciondoloni nelle tasche dei calzoni, curvo nelle spalle, avvilito, pensando ai modi coi quali avrebbe potuto purificarsi di quel grosso peccato d'irriflessione. Era la prima volta che un bacio fuggiva dalle sue labbra senza il permesso del babbo: quasi stentava a riconoscerlo per suo.

—Maledetta la saetta!—brontolò tutto quel giorno in cui parve più distratto e più incontentabile del solito: e il rimorso, misto all'amaro sapore della stizza, gli saliva alla gola e gli riempiva la bocca ancora quando si cacciò sotto le coltri; per la prima volta stentò a pigliar sonno: e il letto gli parve pieno di stecchi.

V.

L'incontro.

—Quando si va dunque a far visita a Villa Serena?—chiese per la terza volta il Cresti a Massimo Bagliani.

—Che vuoi? ho sempre un po' di paura.

—Paura di che? dei morti?