Quando un nuovo suono di cornetta avvisò che il battello stava per approdare, il cuore del Cresti si mosse sotto l'impulso di un soave sentimento, che gli fece correre la saliva per la bocca. In questi lunghi dodici anni, per quanto divisi dagli oceani, i due vecchi amici non avevan mai cessato di scriversi, ed eran state lettere lunghe, espansive, come sogliono essere quelle delle persone che parlan poco. S'eran lasciati giovani, nel fiore della vita, e stavano per rivedersi, non vecchi, ma al volgere di quella seconda età, che può dirsi il settembre della vita. Le foglie non cadono ancora, ma è bene che non piova troppo sopra le piante. Il tempo che abbrunisce le muraglie e dà la patina al bronzo, non passa inutilmente sulla facciata e sull'interno d'un uomo. Alcune idee e molte parole ch'eran già fresche in giovinezza hanno ora un aspetto secco, altre prima così care e preziose diventarono trite e frivole; la voce ha un tono più basso e l'illusione che prima volava in un cielo spazioso, se non è morta, vive malinconicamente in una gabbia.

Quando il battelliere sonò la campana e gridò la stazione di Tremezzo, un signore vestito d'un perfetto costume di viaggio, con una borsetta di cuoio a tracolla, girò il canocchiale che aveva agli occhi e cercò di scoprire nella folla che si addensava all'imbarcadero una figura d'uomo che gli ricordasse il vecchio amico; e quando il battello cominciò a rallentare, provò ad agitare il fazzoletto, a cui rispose un ombrello chiuso dalla riva, un segnale da innamorati che ebbe la forza di farli arrossire tutti due. Massimo, dopo aver ben bene esplorato, visto che non c'eran signore di sua conoscenza, si rallegrò vivamente. Cresti aveva obbedito alla consegna. Un incontro improvviso con una certa signora, lì sul ponte dello sbarco, sarebbe stata una cosa molto imbarazzante.

Il battello appoggiò adagio adagio, scricchiolò contro i pali e la folla cominciò ad incontrarsi sul ponticello mobile. Quasi sospinto da essa e dai facchini che trasportavano i bagagli, il commendatore Massimo Bagliani si trovò, non sapeva ben dire in che modo, all'ombra d'una robinia con due mani nelle mani, davanti a un ometto vestito di grigio, che aveva lasciata crescere una barbetta crespa sopra una faccia di terra cotta, in cui brillavano due occhi neri, la faccia bruna di can barbino dell'unico e invariabile suo amico Cresti. E questi, dopo aver palpata e allacciata colle braccia la rotondità d'una discreta pancia che dodici anni prima non esisteva ancora, si arrampicò sull'amico colossale e volle baciarlo e farsi baciare: tutto questo in silenzio, s'intende, come è bene di fare quando si avrebbero troppe cose a dire. Pareva quasi che piangessero; ma bisognò occuparsi subito del bagaglio, che un rapace portiere d'albergo pretendeva di portar via.

Tognina—disse il Cresti a una delle due ragazze, che era discesa con una gran gerla sulle spalle—prendi queste tre valigie.

La donna mise la roba nella gerla, caricò questa senza fatica sulle vecchie spalle abituate da cinquant'anni a portar ben altri pesi e andò avanti a battere la strada per un viottolo sassoso che si distaccava quasi immediatamente dalla via grande presso la chiesa e si arrampicava a scalini disuguali su per la schiena del monte.

—In questi paesi o su o giù, in piano se si può—disse finalmente Cresti, che pareva diventato un turacciolo accanto alla massa corpulenta del signor commendatore, che somigliava piuttosto a un fiaschetto di Chianti.—Tu avrai dio sa che sete e che fame: ma intanto che noi facciamo questi centotre scalini, l'Angiolina, che ci ha visti partire dal battello, fa andare il risotto a tutto vapore.

—Centotre scalini…?—domandò l'ambasciatore con un senso di sgomento, soffermandosi sopra uno dei primi dodici.

—Ma poi la strada va piana. Ti ricorderai dell'Angiolina e della
Tognina, le nostre due ragazze d'una volta. Questa è la Tognina.
Guardalo un po', Tognina: lo riconosci? non si è fatto più bello?

La Tognina che s'era voltata d'un terzo sopra i suoi zoccoli, colle braccia arcuate come le anse d'una anfora, dopo aver arrossito al di sotto della ruvida corteccia, disse colla cantilena del paese:—Stava forse un pochetto più bene nella montura: però il tempo non gli ha fatto male, sor Massimo.

—Sor commendatore, si dice—corresse il Cresti.