Davanti alla invasione indecente di questo male, il suo antico e modesto altare era andato travolto e distrutto. Ezio non sarebbe più tornato a lei, o non poteva tornare se non quando era troppo tardi per tutti e due. Nè essa l'avrebbe voluto più riavere, uscito da quelle mani. L'orgoglio del suo sangue rifiutavasi a bassi perdoni; ma intanto la sua misera vita soffriva come se il destino feroce la facesse morire tra le verghe.
La mamma aveva avuto ragione di dire che col fuoco non si scherza: ma una Polony discendente da eroi, poteva anche dimostrare al mondo che si può ridere e cantare anche in mezzo alle fiamme, quando sorregge un'altiera fierezza. Ma per far ciò bisognava chiamare tutte le forze più superbe intorno al cuore, affettare un sublime disprezzo per ciò che umilia, farsi vedere più occupata di altri che di sè, evocare qualche dovere più grande in cui potesse star sepolto il suo disinganno.
La mamma andava parlando di Cresti, del buon Cresti, del povero
Cresti…
Non sarebbe stata la migliore delle vendette?
Non osò fermarsi su questo pensiero, ma non osò nemmeno respingerlo. Nella tempesta della sua vita Cresti era uno scoglio, in cui poteva tanto approdare come rompersi la sua barca.
Per opporre pensieri a pensieri, cose a cose, per tutta la settimana che precedette alle Regate volle mostrare di prender parte alle angustie di Regina e ai voti che tutti quelli del paese facevano per il trionfo di Amedeo. Non potendo star seduta in casa, usciva cinque o sei volte al giorno, per recarsi ora alla casetta degli sposi, ora alla Villa Carlotta, provando spesso la sensazione paurosa di una persona che fugge colle vesti in fiamme.
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Un giorno sul piazzaletto che si allarga davanti alla fattoria, tra la chiesa e la riva, trovò seduti all'ombra dei platani il vecchio Bortolo, e la moglie sua Santina, Maria Giulia, la madre di Amedeo, in contemplazione d'un armadio che un vecchietto lungo con un collo lungo, munito d'un grosso pomo di Adamo, aveva collocato sul muricciuolo della sponda e teneva aperto come un tabernacolo.
Il mercantello detto il Cernobbio andava levando dal tabernacolo e spiegazzando sui ginocchi dei clienti una stoffa di mezzo cotone e mezza seta ch'egli assicurava essere un merinos garantito, di un colore solido che non sarebbe scomparso nemmeno a usarlo, parlando con poco rispetto, per strofinaccio dei piatti. Provassero, toccassero, palpassero: lui non aveva premura…—E per dimostrare la sua pazienza trasse una pipetta e le diede fuoco.
Bortolo levò dall'astuccio di cartone i grossi occhiali; se ne fortificò il naso e cominciò a stringere nei grossi polpastrelli di vecchio giardiniere il tessuto fino e scivolante: ma non volendo arrischiare un giudizio stette a sentire il parere delle donne.