—Dalla prefettura?—chiese ridendo dietro il fascio di rose la contessina.

—Eh… già… forse anche dalla prefettura, ma prima ancora ci vuole un'altra autorizzazione. Ecco: io le lascio questo cartoncino in una busta, Flora. Non dica nulla a nessuno, ma ci pensi e mi sappia dire schiettamente il suo parere… No, non lo guardi adesso.

Flora aveva già letto sul cartoncino: Villa Flora.

—Lei non mi deve dare la risposta nè oggi, nè domani, nè dopo: potrà anche non darmela mai e non cesseremo per questo d'essere buoni amici.

Egli aveva ripreso la piccola mano della signorina e se la teneva stretta nelle sue. Flora sentì gli occhi intenerirsi davanti a questa devozione così pietosa, così tenera, così umile e prima di ritirare la mano strinse quella del vecchio amico con un lungo indugio di benevolenza.

—Scriveremo…—balbettò essa, guardandolo cogli occhi molli.

Il pover'uomo, che non si aspettava tanto, fu per piegare un ginocchio in terra. Si limitò ad appoggiare la testa al dorsale del seggiolone fino a toccare coll'orlo delle labbra i nastrali della cuffietta. Ma parendogli che la casa si rovesciasse col tetto nel lago, fuggì senza manco dire addio. Nel corridoio s'incontrò nella signora Matilde che veniva colla minestrina in mano. Le fece alcuni segni colle mani, senza riuscire a farsi capire; finalmente la baciò in fronte e scappò via. Sulla porta di strada dette proprio nella signorina d'Avanzo, che tornava dalla passeggiata: fece anche a a lei alcuni segni, baciò anche lei in fronte e corse verso il Pioppino nella speranza d'incontrare a mezza via il suo caro Massimo. Una grande beatitudine istupidiva il suo cuore e non capiva perchè egli seguitasse a tenere alla bocca la mano chiusa come se stringesse una moneta preziosa. Su quella mano ancor calda della muta promessa non cessava dall'imprimere baci.

E intanto non restava dal fuggire, come se la sua felicità gonfia di vento lo portasse in aria. Camminò un bel pezzo verso la strada lacuale; passò oltre, senza vederla, la strada del Pioppino: si arrampicò per un viottolo, che metteva in un altro, scese per la strada d'un torrente, saltò rive e scarpe di campi e di vigne, sempre stringendo in mano il suo prezioso pensiero, e non si arrestò, se non quando la schiena del monte gli si rizzò erta e minacciosa davanti. Sentendosi stracco, affannato, colle ossa dislogate, si lasciò cadere sopra uno strato d'erba ancor molle di rugiada e lasciò che le lacrime non mai sparse durante la sua vita colassero tutte in una volta.

XIV.

Tra zio e nipote.