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Intanto e mentre il sor Mauro schiacciava il pisolino della digestione, la sora Sofia a cui stava sul cuore la rinnovazione del San Martino, condusse l'ingegnere a vedere i meloni, l'insalata, il pollaio nuovo, la conigliera, il granaio, le stalle, la legnaia e anche più in là, nella beata sicurezza che chi dorme non piglia mosche. E quando più tardi il marito si svegliò e furono portati i caffè caldi, colla bottiglia del cognac, la buona moglie invitò l'ingegnere a fare una piccola partita a scopetta. Si giuocò una mezz'ora, si fecero ancora molte parole su quel benedetto capitolato d'affitto, che bisognava rinnovare sopra una base più ragionevole. L'ingegnere promise di parlarne al cav. Sermenza, si versò un altro bicchierino di cognac e sugli sgoccioli si ricordarono che c'era da dare un'occhiata all'arginello, di cui sopra, e ai famosi tre mattoni caduti nella bocca di scarico.
Fecero attaccare o vi andarono insieme in una bella carrozza a tiro di due, Mauro a cassetta, l'ingegnere e la sora Sofia di dentro. Arrivati sul luogo del disastro, l'ingegnere discese un minuto e mentre Mauro girava i cavalli, ficcò gli occhi nell'acqua verdognola dell'arginello, contò i tre mattoni e non potendo lì per lì provvedere a nulla, si limitò a prendere delle note sul taccuino, rimandando lo studio a un altro giorno.
—Se deve tornare—disse il sor Mauro col suo fare largo e generoso—rimandi la visita a oggi quindici e venga a festeggiare il ferragosto con noi. Abbiamo tre oche stupende che hanno bisogno d'essere ammazzate.
—E conduca le sue belle popòle—aggiunse la sora Sofia.
—Non me lo faccio dire due volte, cari miei—rispose l'ingegnere.—È un pezzo che ho promesso alla Palmira e alla Clementina che le avrei condotte qualche volta.
—E dunque se si adattano, daremo loro dell'oca e del melone—esclamò
Mauro ridendo. E restarono intesi.
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Ferragosto è nei nostri paesi e forse dappertutto un pretesto per uscire a respirare una boccata d'aria libera, e ognuno procura di adattare la festa a' suoi gusti. Chi esce a piedi, chi va colla carrozza, chi col vapore e purchè non manchino il vin buono e le allegre donnette, c'è della gente che non bada a spendere.
La Palmira e la Clementina furono subito in orgasmo all'idea di una scampagnata e pensarono di far mettere un nastro rosso sul cappellino della stagione. Parlandone per caso coll'Isabella, una loro sorella maritata a quel capo ameno di Isidoro Giambelli, agente teatrale, misero anche a lei una gran voglia di essere della partita; ma non si poteva lasciare a casa la suocera, la famosa ex-mima della Scala, che conserva ancora qualche reminiscenza dell'antico belletto tra le rughe della sua carta geografica, voglio dire della sua faccia. E la mima condusse seco anche il buffo della compagnia d'operette che cantava la Gran Via al teatro Pezzana; insomma tra vecchi e giovani e ragazzi furono dodici e ci vollero tre carrozze; e tutti furono addosso come cani e sciacalli alle povere oche della sora Sofia.