Ma la provvidenza, che non abbandona mai i suoi figli nemmeno quando mangiano la roba degli altri, aveva pensato a far passare una lepre sotto il tiro maestro del sor Mauro. Tre oche e una lepre in compagnia di qualche cappone a lesso, con guarnizione di salsiccia e di mortadelle fatte in casa e il tutto irrorato da tre qualità di vini massicci e spessi come la panna, possono non solo far tacere i rimorsi dello stomaco, ma affogare anche quelli di coscienza.
La tavola fu preparata sotto un verde pergolato di zucche. Isidoro Giambelli ispirato dal vin d'Asti mangiò, cantò, zufolò delle arie napoletane accompagnato dalla chitarra della suocera mima o dagli sgambetti del buffo. Era un vero teatro! I villani accorsi al rumore stavano a bocca aperta dietro la siepe di robinia e ridevano alle smorfie del buffo, tenendosi il ventre vuoto colle due mani per non lasciarlo crepar dalle risa.
Si mangiò per dodici bocche e si bevette per ventiquattro con meraviglia dello stesso sor Mauro che, in quanto al bere, purchè non fosse acqua, dava dei punti a un prato.
—Se dovessi pagar io—pensava in cuor suo—questa gente mi costerebbe un taglio di fieno.
Tra la panna e il caffè, l'ingegnere, allegretto anche lui, prese in disparte l'affittaiuolo e tirandolo bel bello verso il campo dei meloni, lontano dal chiasso, gli disse a mezza bocca:—Sermenza mi ha promesso che scalerà tremila lire. Ho dovuto sudare tre camicie, ma l'ho finalmente persuaso. Tre per nove fanno ventisette, che cogli interessi vi danno quasi trenta mila lire: trenta mila lire che io faccio guadagnare al bravo sor Mauro in nove anni d'affitto.
—Il quale sor Mauro saprà ricordarsene a tempo opportuno—disse l'affittaiuolo con un faccino contento.—Quando aggiusteremo il conto di quei tre mattoni caduti nella bocchetta d'acqua, saprò il mio dovere,
—Per esempio?—domandò l'ingegnere, che il barbéra rendeva mono delicato del solito.
—Per esempio, io credo che cinquecento lire per mattone sia un bel pagarli…. eh?
—Pensate che Sermenza non avrebbe ceduto se non fossi stato io a… a… Qualche cosa anche lui se la merita. Neanche i cani menan la coda per nulla.
—Ne parleremo a S. Martino. Siamo amici o no?