—Viva la sora Sofia!—gridarono sotto il pergolato delle zucche.
—Viva il Ferragosto!
—Viva chi paga!… scappò detto a Isidoro Giambelli, che non sapeva più quel che gli uscisse di bocca.
«Donde la necessità—dice la relazione del presidente del Consiglio degli istituti ospitalieri—che questa amministrazione stringa i freni e si riduca a un più rigoroso sistema di economia, tanto nelle spese generali quanto nel dominio della pubblica beneficenza, sia col limitare il numero dei letti, sia col limitare il beneficio dei medicinali gratuiti a domicilio; avvegnachè la crisi agraria che ci travaglia si ripercota in tutti i rami dell'amministrazione e gl'interessi del povero siano per i primi offesi dallo squilibrio dei bilanci…
LORD FROM
OSSIA LA CORDA DEL SENTIMENTO
Dal Maloja-Kulm alla morena del Forno, passando pel selvatico e alpestre laghetto di Cavoloccio, è una passeggiata di poco più di due ore per una stradicciuola un gran tratto carrozzabile, che il grande Hôtel Kursaal adatta, aggiusta ogni anno e rende «digeribile» ai piedi più delicati.
L'aria a due mila metri d'altezza è d'una leggerezza esilarante; e quel che si domina dai bricchi, non vestiti che da poche ginestre, è quanto di più lucido e colorito possa desiderare un dilettante di oleografie. Le vette son candide di neve; le schiene dei monti son brulle, d'un bigio ferro; il laghetto di Silz d'un celeste carico; il cielo più celeste del lago; e qua e là si stendono tappeti verdi, d'un verde tenero con su delle capannucce di legno, dei casini traforati, delle casette bianche coi tetti d'ardesia; in mezzo torreggia il massiccio edificio del grand Hotel, d'un pesante gusto normanno, salvo errore, che non dispiace agli inglesi, i quali, una volta dentro, s'immaginano di essere a casa loro.
Questo piacere raffinato di desiderare dappertutto il chez soi, quanto progredirà nei gusti, finirà col rendere quasi inutile il viaggiare. Quando sarò ben sicuro che dappertutto troverò i comodi di casa mia, e nient'altro di quel che ho in casa mia, potrò viaggiare pacificamente seduto in una poltrona. E sarà anche più economico.
A questa raffinatezza di godimenti casalinghi non era ancora arrivata la bella bionda miss Dy, che da tre mesi viaggiava l'Europa in compagnia di sua madre e di miss Tennis sua istitutrice. Giovine e vivace, miss Dy non approvava il contegno irrigido di molto sue compatriote, che fanno consistere la superiorità dello spirito nel non aver viscere di curiosità o di tenerezza per nulla al mondo, come se sapessero già tutto a memoria. Al contrario miss Dy (abbreviatura di Diana), come la dea di cui portava il nome, amava correre sui prati, gridare sullo cime, esaltarsi all'italiana davanti a un bel punto di vista, suscitando i più vivi scandali in miss Tennis, che trovava tutto ciò molto shocking. «Una vera signorina inglese—soleva dire la vecchia istitutrice—quando muore ed entra in paradiso, si mette a sedere al suo posto, non si meraviglia di quel che vede e aspetta contegnosa e indifferente che finisca l'eternità.» Miss Dy non sapeva rassegnarsi a questo sistema colle stecche e usando della forza del suo carattere, riusciva spesso a trascinare la povera maestra fin sulla soglia della sconvenienza e dello snobismo, ridendo in cuor suo un po' crudelmente degli spaventati shocking, con cui la rigida creatura cercava di esorcizzare se stessa e l'allieva.