—Resti, resti…—gridarono in coro.

—Che, che, che….—E ridendo, quella testolina a riccioli, immersa come in un canestrino nell'apertura fresca del colletto di pizzo, scomparve fra le pieghe della tenda. I giovinastri rimasero un poco sconcertati anche dopo, come se la bella donnina non fosse scomparsa del tutto. Qualche cosa resta sempre nell'aria dove è passata una bella donna.

—E dunque, da dove vieni, Battistone? io t'ho aspettato fino alle quattro.

—Vengo da Monza.

—Ti è toccato partire?

—La Ludovina, dopo la scenata di ieri l'altro, era in sospetto e volle accompagnarmi fino alla stazione, anzi fino al vagone, e non se ne andò se non quando vide partire il treno. A Monza son saltato giù e ho preso il tram a cavalli per ritornare a Milano.

—Ahi! ella comincia a sospettare…—osservò il Cavaliere.

—Ma infine che diritti ha questa sora Ludovina?—chiese brutalmente don Procolo.—Non la puoi buttar nel Naviglio?

—È una buona donna….—mormorò il maggiore.

—Quando la serva comanda al padrone, latet anguis in herba.