—Che sia la sora Letizia?—pensò in cuor suo il prete.—In paradiso non si mangia di questa mostarda….
Immacolata aveva paura ed esitava a pigliare il lume. Una seconda scampanellata non meno furiosa della prima persuase Carlinetto a levarsi da tavola. Uscì e andò ad aprire. Intanto i commensali che erano arrivati al formaggio, rimasero immobili sulle loro sedie, colle bocche aperte, cogli orecchi intenti, quasi in pena, per paura di una qualche diavoleria che venisse a guastare la digestione.
Udirono la voce di Carlinetto che gridava!—Le dico che non ne so nulla.
—Ed io le dico che è qui…—rispondeva una voce sguaiata.
Battistone si alzò improvvisamente, pallido come un morto e sconcertato come un ragazzo colto dal padrone sulla pianta dei fichi. Aveva riconosciuta la voce della Ludovina, la sua donna di servizio e la sua persecuzione, che non contenta d'aver accompagnato il padrone fino alla stazione, messa in sospetto, era venuta a cercarlo in casa di queste donne.
—Non voglio portarlo via. Voglio soltanto dirgli che è un bugiardo.
—Non mi faccia scappare la pazienza, benedetta donna.
—Non lo porto via. Mi basta verificare ch'è un bugiardone come tutti gli altri….
Così dicendo, la donna cercava di mettere in disparte il padrone e di passar oltre; ma Carlinetto fu pronto a mettere la mano sulla chiave.—Oh insomma, vada fuori dei piedi….!—strillava colla sua voce di clarinetto.
Battistone, confuso, impaurito, supplicava la signora Erminia perchè lo nascondesse in qualche angolo della casa; ma non trovando lì per lì niente di meglio, si cacciò ginocchioni sotto la tavola, appena a tempo. La Ludovina entrava sgarbatamente in sala col suo dito teso in atto d'accusare e di svergognare il brutto traditore; ma non trovandolo a tavola, rimase alquanto sconcertata e confusa.